Valutazione dello Stress Lavoro Correlato: barzelletta, burocrazia o vera emergenza?

Il D.L. 81 sulla tutela della salute dei lavoratori ha quasi 6 anni di vita. Tuttavia solo dal 1° gennaio 2011 è divenuto obbligo di legge valutare e prevenire lo Stress Lavoro Correlato (SLC) nelle cosiddette helping profession. Tra queste sono in prima linea gli insegnanti di cui ci occupiamo da tempo per la loro particolare esposizione al rischio di usura psicofisica. Alcuni studi sulle loro patologie professionali dimostrano ad esempio che le patologie psichiatriche sono 5 volte più frequenti rispetto alle patologie fonatorie nel determinare l’inidoneità permanente all’attività docente. Che per la scuola la salute dei docenti sia una vera emergenza è confermato dall’alto rischio suicidario documentato in Francia e in Gran Bretagna. In Italia non esistono inopinatamente dati di questo tipo.

Cosa fanno dunque gli istituti italiani per ottemperare agli obblighi di legge in termine di valutazione e prevenzione dello SLC nei docenti? La maggior parte fa finta di nulla, come se il D.L. 81/08 non esistesse. Una piccola parte affida ad agenzie esterne – le stesse che si occupano del piano di evacuazione antincendio e della sicurezza degli stabili – la misurazione dello SLC dei docenti, con risultati che è facile immaginare. Un’altra fetta di istituti ricorre a formulari aspecifici (cioè non studiati apposta per i professionisti della scuola) messi a punto da network, presieduti dall’ISPESL, per l’universo mondo dei lavoratori.
Essendomi imbattuto nel lavoro fatto in una scuola con i suddetti questionari ho potuto constatare la totale inadeguatezza dello strumento per gli insegnanti. Le domande contenute non tengono conto della specificità della professione ed i risultati raggiunti sono – a dir poco – contraddittori. Mi spiego meglio:

1) il questionario è tarato per altre categorie professionali con mansioni diversissime da quelle dei docenti. Si vedano a titolo d’esempio le domande sull’utilizzo dei macchinari e i quesiti sulle turnazioni notturne;

2) nella “metodologia” il questionario recita: “E’ necessario procedere al secondo livello di valutazione nei seguenti casi: quando vi è presenza di potenziali fattori di stress noti in letteratura…”. A tale proposito si rimanda alle migliaia di pubblicazioni scientifiche che attestano l’alto livello di usura psicofisica per la helping profession dei docenti. Ne conseguirebbe che gli insegnanti devono essere sottoposti automaticamente al secondo livello di valutazione dello SLC, per poi attuare la prevenzione.

3) ma poichè è stato utilizzato un’impropria unità di misura (es. il litro, anziché il metro, per misurare una distanza), si è pervenuti a un risultato errato nonché schizofrenico. Se infatti prima si afferma – come metodo – la necessità di procedere a un livello di individuazione dello SLC più approfondito, il risultato ottenuto col “questionario aspecifico” (livello basso di SLC nella scuola presa in esame) è diametralmente opposto. I dati così raccolti inducono erroneamente la dirigenza a non intraprendere alcuna azione ulteriore rispetto al primo livello.

Purtroppo questo è il risultato cui porta la burocratizzazione del problema: produzione di inutile carta e aumento del livello di SLC. Non proprio un risultato edificante, ma difficilmente miglioreranno le cose se il MIUR non comprenderà l’esigenza di uniformare gli strumenti fornendo linee-guida autorevoli su come valutare/contrastare lo SLC.

Telecamera con svista a Vicenza

I maltrattamenti di un disabile da parte della sua insegnante di sostegno ci possono insegnare molte cose che, al contrario, potrebbero sfuggirci qualora ci limitassimo a scandalizzarci ritenendolo un fenomeno isolato. E se fosse solo la punta di un iceberg? Vediamo chi è il vero colpevole della situazione.

Schiacciati come siamo dagli stereotipi sugli insegnanti (“lavorano solo mezza giornata e fanno tre mesi di vacanza all’anno”) non ci verrebbe mai in mente di domandarci se esistono e quali sono le patologie professionali di questa categoria professionale.

L’insegnamento, al contrario di tutti i nostri luoghi comuni, è la “helping profession” per eccellenza, e dunque quella più esposta allo Stress Lavoro Correlato o SLC (così lo chiama il legislatore all’art. 27 del DL 81/08) che finisce col determinare l’insorgenza della patologia psichiatrica nelle sue più svariate forme (nel caso dei docenti osserviamo diagnosi ansioso-depressive nel 70% dei casi e psicotiche nel restante 30%). La succitata normativa – divenuta obbligatoria dal 1° gennaio 2011 – prevede che il dirigente scolastico (equiparato a datore di lavoro) quantifichi il rischio da SLC e attui la conseguente prevenzione. Peccato che il MIUR non abbia previsto alcuno stanziamento ad hoc: ne consegue una prevenzione inattuata e una norma disattesa. Da tutto ciò discendono conseguenze a catena: i disturbi psichiatrici degli insegnanti non sono riconosciuti come malattie professionali, né gli stessi docenti sono a conoscenza del rischio di sviluppare patologie psichiatriche a causa dell’alto SLC. I dirigenti scolastici poi non attuano la prevenzione dello SLC che consiste nel rendere edotti i docenti delle patologie professionali cui sono esposti e dei diritti/doveri che gli stessi hanno nel tutelare la loro salute con l’accertamento medico in Collegio Medico di Verifica.

Torniamo ora al caso di Vicenza limitandoci all’oggettività e superando la tentazione – del tutto fisiologica – di stracciarsi le vesti e voler lapidare pubblicamente la maestra e i suoi complici. L’età della docente di sostegno (quasi 60 anni) ci fa pensare a un’alta anzianità di servizio (tra i 30 e i 40 anni): si consideri a tal proposito che, negli studi sin qui condotti in Italia, le docenti con patologia psichiatrica presentano un’anzianità di servizio media di 23 anni,  quindi assai inferiore a quella della malcapitata. Non dimentichiamo inoltre che uno studio nazionale pubblicato nel 2009 dall’Istituto Italiano di Medicina Sociale mostra inequivocabilmente un’altissimo rischio di patologia psichiatrica proprio a carico degli insegnanti di sostegno, a fronte dell’alta usura psicofisica del loro lavoro. Vale la pena ricordare che la professione dell’insegnante ha anche una tipologia di rapporto con l’utenza del tutto unica: interfaccia quotidiana, per più ore al giorno, 5 giorni alla settimana, per 9 mesi all’anno, per cicli di 3 o 5 anni. A un comune mortale riesce invero difficile dedicare mezz’ora al giorno per far svolgere i compiti a casa al proprio figlio. Insomma l’usura psicofisica del docente è quasi garantita, oltre a non essere riconosciuta, e altamente probabile se l’utenza è rappresentata da disabili, come avviene per gli insegnanti di sostegno. Poniamo ora l’ipotesi – poco verosimile – che la maestra incriminata sia sempre stata una “strega cattiva” fin dall’inizio della sua carriera. In questo caso ci troveremmo di fronte al duplice problema di selezione del personale e di carente sorveglianza – se non connivenza – da parte del dirigente scolastico. Più probabile però il fatto che la maestra si sia abbrutita nel corso degli anni fino a trasformarsi in “bestia”. Posto però che in quell’istituto, come in quasi tutte le scuole italiane, non si attua la prevenzione prevista per legge, dobbiamo chiederci se vi è qualche responsabilità anche del dirigente scolastico inadempiente e del MIUR che non dota le scuole di fondi ad hoc.

Chi propone di risolvere un problema di usura psicofisica professionale col semplice posizionamento (tecnico) di telecamere, dimostra di non comprendere che il vero problema consiste nell’affrontare l’elevata usura psicofisica degli insegnanti che, in questi ultimi anni, sono stati sottoposti a indicibili vessazioni (si rimanda ai precedenti articoli) da parte di inconsistenti governi di cui il più povero ha dimostrato essere quello tecnico di Monti.

Vicenza rappresenta solo la punta dell’iceberg e la telecamera non può vedere cosa c’è sotto. Per comprendere queste affermazioni invito a leggere “Pazzi per la Scuola” pubblicato nel 2010. Nel testo viene evidenziato, attraverso i 125 casi trattati, che l’accanimento sul debole/disabile è ricompreso tra i gravi segni, sintomi e manifestazioni di un disagio psichiatrico importante.

Bimbi maltrattati e insultati dalla maestra in una scuola materna pubblica di Roma

Agli arresti domiciliari la maestra 57enne, colta sul fatto dalle telecamere, e la dirigente che la proteggeva.

Eccoci di fronte all’ennesimo caso di maltrattamenti ai danni di bimbi innocenti, tra cui alcuni portatori di handicap. Cominciamo col dire che la cautela è d’obbligo per numerosi motivi. Vicende analoghe infatti erano state denunciate in una scuola materna di Brescia nel 2003 ma, dopo il clamore mediatico e tre gradi di giudizio, furono tutti assolti in Cassazione con formula piena perché “il fatto non sussiste”. Più recentemente, ma col medesimo epilogo di assoluzione collettiva, il notissimo caso di Rignano Flaminio che vedeva coinvolta un’intera scuola elementare. In quel caso il PM Tamburelli – che è sempre lo stesso dell’odierno caso romano – ricorse inspiegabilmente alla custodia cautelare in carcere anziché agli arresti domiciliari.
La cautela è d’obbligo – dicevamo – anche se le scene filmate sembrerebbero lasciare poco spazio all’innocenza della maestra, rea di aver schiaffeggiato, insultato e avvilito i piccoli alunni. Tuttavia crea sconcerto la totale sorpresa dei genitori dei bimbi che raccontano di una maestra affabile, premurosa e gentile con i propri figli. Stando alle dichiarazioni degli adulti ci troveremmo di fronte a uno sdoppiamento di personalità, una schizofrenia alla dottor Jekill e Mr Hyde. Di fronte a una siffatta emergenza il dirigente scolastico (donna) preferisce porre tutto a tacere, facendo passare sotto silenzio i maltrattamenti – per il buon nome della scuola s’intende – e finendo così per guadagnarsi anch’essa gli arresti domiciliari.
Fatta la ricostruzione del caso, per decifrare il problema che fin dall’inizio appare di competenza medico-psichiatrica e non legale, occorre richiamare in breve quelli che sono i dati italiani ed internazionali sulla salute dei docenti. E’ bene ricordare che quella dell’insegnante è una Helping Profession soggetta ad alta usura psicofisica: nei Collegi Medici per l’inabilità al Lavoro è la categoria più soggetta a patologie psichiatriche (oltre il 70%); le manifestazioni psichiatriche si manifestano mediamente dopo 20 anni di servizio; è la più esposta al rischio suicidario (dati Francia e UK); conta i docenti più vecchi d’Europa (età media > di 50 anni di età); l’ultima riforma previdenziale è stata fatta senza alcun accertamento sulla salute dei docenti né riconoscendo le malattie professionali che li affliggono; la legge sulla Tutela della salute nei posti di lavoro (DL 81/08) è totalmente disapplicata nella scuola e nemmeno si sa cosa sia lo Stress-Lavoro-Correlato (SLC citato nell’art.27); i dirigenti scolastici sono assolutamente incompetenti a causa della totale assenza di formazione da parte del MIUR in materia di incombenze medico-legali di loro spettanza (es: accertamento medico d’ufficio dei docenti; tutela incolumità alunni etc).
Tornando al nostro caso, abbiamo dunque un’insegnante anziana, stremata, con oltre 30 anni di servizio e una dirigente incompetente per colpa del MIUR che non forma chi di dovere. Fanno dunque pena e rabbia gli atteggiamenti demagogici che le stesse istituzioni si mettono a rincorrere ogniqualvolta scoppia un caso del genere. Il ministro dell’Istruzione dovrebbe cercare i soldi per finanziare la prevenzione dello SLC nei docenti, anziché limitarsi ad attivare inutili ispezioni; il sindaco di Roma dovrebbe invitare il MIUR a rispettare la legge sulla tutela della salute degli insegnanti invece di minacciare di costituirsi come parte civile in un eventuale processo.
Le azioni da intraprendere sono poche e chiare:
1. Riconoscere l’usura psicofisica degli insegnanti e le malattie professionali dei docenti (si pensi a tal proposito che mentre le patologie psichiatriche costituiscono il 70%, le laringiti croniche sono solo il 17%);
2. Informare i docenti sui reali rischi professionali per la loro salute ed insegnare loro i segni e sintomi iniziali per un efficace orientamento medico verso la cura dello SLC;
3. Formazione dei dirigenti scolastici sulle loro incombenze medico-legali quali la tutela della salute dei docenti (attraverso l’accertamento medico) e la salvaguardia dell’incolumità dell’utenza.
Infine mi pongo una sola domanda. Ma dove sono i paladini dei lavoratori e delle categorie professionali della scuola. Il loro silenzio è davvero assordante in materia di salute dei lavoratori.

Meditate docenti, meditate.

Alla notizia lanciata dall’Ansa pochi minuti fa, ho rischiato di cadere dalla seggiola. Non volevo credere ai miei occhi: ”Abbiamo un progetto radicale sulla scuola, fondato su quattro leve: 1) Autonomia reale e più risorse certe; 2) Valutazione del miglioramento della qualità 3) Nuova politica del personale con nuovo stato giuridico dei docenti; 4) Sostegno alle famiglie attraverso la detrazione dei costi sostenuti”. Lo afferma Mario Monti, ospite dell’ANSA FORUM.

Sì è proprio lui, il Presidente del Consiglio, il tecnico Monti che, pochi mesi fa (ottobre 2012), alla trasmissione “Che tempo che fa” su RAI 3, affermava convinto: “In alcune sfere del personale della scuola c’è grande conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più alla settimana, che avrebbero permesso di aumentare la produttività”.

Il suo Governo tecnico voleva caricare 6 ore aggiuntive (e non solamente 2 come annunciato in TV) di docenza frontale sulle spalle dei docenti, credendo – come tutta l’opinione pubblica – che le ore trascorse in classe fossero il solo carico di lavoro di un insegnante. Che a credere ciò sia la sciùra Maria, passi, ma che lo pensi e lo dica in TV a tutto il Paese il “tecnico dei tecnici” insignito della presidenza del Consiglio… lascia sconcertati.

Cosa prevederà dunque il punto 3 (Nuova politica del personale con nuovo stato giuridico dei docenti) della riforma scolastica di Monti? Semplice. Stando in linea coi “pensieri autunnali”, le ore di docenza frontale verosimilmente raddoppieranno da 18 a 36 e, nelle restanti 4 ore (così da arrivare al tetto delle 40), servizio di portierato con contratto equiparato a collaboratore scolastico.

E sulla tutela della salute dei docenti cosa prevede Monti di Varese? Siamo sempre lì: nebbia in Val Padana.

 

La tutela della salute dei docenti nei programmi dei partiti per le elezioni politiche 2013

Niente. Nebbia in Val Padana. Il vuoto pneumatico. Anzi no! Intravedo qualcosa di molto piccolo: una stella nella notte. Di cosa si tratta? Prima di svelare il segreto, ricapitoliamo la questione.

Gli insegnanti italiani sono i più vecchi d’Europa, sono i più malpagati, sono in scadenti condizioni di salute psicofisica. Sono numerosi gli studi scientifici – anche trattati in questo sito – che stanno lì a dimostrarlo, in Italia, in Europa, nel mondo. Tuttavia il DL 81/08 – entrato in vigore il 01.01.11 parla chiaro nel prevedere la tutela dei lavoratori soggetti a Stress-Lavoro-Correlato (SLC) ad opera del dirigente scolastico: parole gettate al vento poiché non vi sono i fondi nemmeno per fare un solo corso di formazione in materia di prevenzione, sintomi e manifestazioni del disagio mentale professionale. Mai nessun governo si è preoccupato della salute dei docenti, mentre l’ultimo (che è per giunta tecnico) aveva addirittura previsto un aumento di 6 ore di docenza frontale, quasi credesse alla fola che gli insegnanti fanno un lavoro part-time. In compenso sono piovute bastonate con il decreto Brunetta, il primo decreto Monti e la spending review. Roba da non credere. Sia ben inteso che qui stiamo parlando della latitanza dei partiti, solo perché siamo sotto elezioni, ma quella dei sindacati – sull’argomento – è ancora più imbarazzante (che abbia ragione Grillo?).

Ci si poteva aspettare che, almeno sotto elezioni, i partiti facessero a gara nel promettere prevenzione, cure, riabilitazioni e viaggi esotici a gogò agli insegnanti, pur di incamerarne il milione di voti e gli oltre 2 milioni di indotto (familiari e amici). Invece, nulla di tutto ciò: l’argomento è off limits. Tranne che per un piccolo movimento, che si presenta alle urne per la prima volta: “Io Amo l’Italia” di Magdi Cristiano Allam (MCA). Il perché è presto detto: Magdi mi ha invitato a far parte della sua squadra ed io ho accettato di buon grado, portando la mia competenza sulla Scuola, ed in particolare sulla salute degli insegnanti. Inutile dire che per lo scrivente le agenzie educative dell’individuo (Famiglia e Scuola) sono di primario interesse e si affiancano all’altro principio non negoziabile (vita) che la lista intende difendere. Chi volesse vedere il programma per gli insegnanti – da me personalmente curato – può visitare il sito: www.ioamolitalia.it

Buon voto a tutti.

Troppe vacanze per gli insegnanti? No, troppo poca convalescenza!

“In alcune sfere del personale della scuola c’è grande conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più alla settimana, che avrebbero permesso di aumentare la produttività”. Così ha detto il Presidente del Consiglio Monti qualche giorno addietro alla trasmissione “Che tempo che fa” su RAI 3.

Posto che la manovra proposta dal Governo voleva caricare 6 ore (e non 2) sulle spalle dei docenti, il Professore ha dimostrato di essere succube degli stereotipi sugli insegnanti esattamente come la sciùra Maria, quella che per antonomasia chiamano anche la casalinga di Voghera. Si è pertanto riaperta su giornali e tv la ben nota diatriba sugli insegnanti fannulloni. Questi a loro volta hanno risposto con la solita veemenza nel tentativo (mai riuscito) di dimostrare con l’orologio alla mano che le 18 ore di docenza frontale ne sottendono almeno altrettante per le mille attività correlate (correzioni, scrutini, consigli etc).
Mi sono pertanto sentito in dovere di dare il mio contributo al dibattito scrivendo al magazine Sette del Corriere della Sera, avendo letto le lettere al direttore degli ultimi 2 numeri. Non essendo certo che la mia voce troverà spazio, desidero riportare di seguito l’intervento nella speranza che lo leggano tutte le casalinghe di Voghera (insieme ai loro coniugi e a tutto vantaggio della loro prole) e la stragrande parte dell’Opinione Pubblica. Non intendo con ciò privarne la lettura ai ministri tecnici e al loro capo, anzi. A costoro chiedo, invero, per l’ennesima volta, di rispondere all’interrogazione parlamentare del 12.01.11 a firma del senatore Valditara. E se non vogliono rispondere, almeno che la leggano: servirebbe a evitare scivoloni in materia così come proposte improponibili.

Gentile direttore,

sono medico e mi occupo – unico in Italia – oramai da 20 anni della salute degli insegnanti. Sono certo che molti degli stereotipi sulla professione docente si ridimensionerebbero se solamente fossero noti almeno i dati pubblicati sulla rivista scientifica de “La Medicina del Lavoro” (N° 5/2004 e N° 3/2009): gli insegnanti risultano la categoria professionale più esposta al rischio di patologia psichiatrica. Ne sia la controprova il dato emerso nella mia ultima ricerca (ottobre u.s.) sui docenti dichiarati dai Collegi Medici come “inidonei permanentemente all’insegnamento per motivi di salute”: il 64% presentava una diagnosi psichiatrica, mentre il 17% era portatore di “disfonia cronica” (patologia per la quale è invece riconosciuta la causa di servizio). Se poi andiamo a vedere qual è la situazione negli altri Paesi, scopriamo che: in Francia e Gran Bretagna gli insegnanti fanno registrare il più alto tasso di suicidi rispetto alle altre categorie professionali; in Germania l’80% dei prepensionamenti per causa di salute avviene per malattia psichiatrica; in Giappone il 70% delle assenze per malattie dei docenti avviene in seguito a una diagnosi psichiatrica. E via discorrendo. Perchè avviene tutto ciò nonostante il cospicuo numero di giorni di ferie? Semplicemente perchè quella dell’insegnante è una “helping profession” (cioè una professione d’aiuto) basata sulla relazione. E la relazione usura “psichicamente”, soprattutto se la professione – unicità assoluta nel mondo del lavoro – prevede con la stessa utenza un rapporto quotidiano continuativo, per più ore al giorno, tutti i giorni, per 9 mesi all’anno, per cicli di 3 o 5 anni. Tralascio tutto il resto (precariato, globalizzazione, disfacimento e delega familiare, riformismo etc) che – seppur interessante – sarebbe fuorviante per il nostro discorso. Si consideri inoltre che in 20 anni siamo passati, in modo del tutto schizofrenico, da un assurdo privilegio (baby pensioni) al pensionamento a 67 anni di servizio: 5 riforme previdenziali senza nessuna valutazione delle condizioni di salute del corpo docente. Non sorprendiamoci dunque se le patologie psichiatriche sono passate nei Collegi Medici dal 30 al 70%. Lascio ai lettori immaginare se non sia quindi il caso di affrontare seriamente una questione che vede direttamente coinvolti i nostri figli piuttosto che trastullarci con antiquati stereotipi in nuove discussioni. Chi volesse approfondire la materia è invitato a visitare il blog www.burnout.orizzontescuola.it o a leggersi il mio ultimo testo “Pazzi per la Scuola” (Alpes Italia Edizioni 2010).

Profumo di fregatura: docenti “eroi” o martiri?

Il 5 ottobre abbiamo presentato i risultati di uno studio epidemiologico: erano inequivocabili.     Il 64% dei docenti inidonei presentano una diagnosi psichiatrica, mentre “solamente” il 17% fa registrare una patologia alle corde vocali. Tuttavia sono riconosciute come causa di servizio unicamente le seconde. Qualcosa evidentemente non quadra ma, secondo il ministro tecnico, non importa. Infatti pochi giorni dopo arriva inaspettato l’ennesimo annuncio di accanimento sulla scuola: le ore d’insegnamento passeranno da 18 a 24.

E come al solito senza aver previsto un accertamento della salute della categoria, in barba, anzi, al predetto studio. Nel giro di 15 mesi i governi di turno hanno messo a punto  nell’ordine: riforma Brunetta (con la cancellazione della dispensa dal servizio per gli inidonei permanentemente); cancellazione della causa di servizio;  riforma previdenziale Fornero; trasformazione degli inidonei in ATA (spending review); allungamento delle ore di docenza da 18 a 24 ore.

A indorare la pillola provvede invero il ministro stesso che parla degli insegnanti come i moderni eroi a presidio dell’educazione dei ragazzi. Il termine “eroi” tuttavia non ci sembra il più azzeccato. Il governo infatti sembra piuttosto considerarli dei martiri sui quali accanirsi.

Tante sono le voci che si levano a protestare, ma quella giuntami oggi può dirsi ben rappresentare la fatica e lo sconcerto che attraversa la categoria. E si noti bene che non è nemmeno tra quelle che sono oggetto dell’ultima trovata ministeriale sull’aumento delle ore di servizio. Le lascio la parola.

Stimatissimo dottore, leggo con estremo interesse ogni articolo che porti la Sua firma sul tema del burnout degli insegnanti in quanto mi ci riconosco totalmente nella descrizione delle cause che lo determinano. Sono una docente di 60 anni, insegno da 37 nella scuola dell’infanzia. Mi sono dedicata anima e corpo a questa splendida professione, i bambini sono stati fonte di gioia e di interesse per una vita intera MA adesso, da circa due anni non è più così. Mi sento svuotata, come se non avessi più niente da dare, priva di energie.
Mi hanno diagnosticato una forma di depressione nevrotica e come terapia antidepressivi, tranquillanti per dormire e riposo.
La mia “disaffezione” al mio lavoro ha origini ben più marcate. Il mio senso di svuotamento, le mie crisi di panico, ogni volta che varco il cancello della scuola, la mia insonnia al pensiero del lavoro del giorno dopo, l’ alternarsi ponderale del mio corpo, la non sopportazione delle crisi di pianto dei piccoli alunni… è diventato un vero e proprio tormento. E, da ultimo, si è aggiunto il mancato pensionamento dovuto alla riforma Fornero. Essere arrivata al traguardo (quota 96 = 60 anni + 36 anni di contributi), aver fatto da tempo nuovi progetti di vita ed essere stata rigettata nel lavoro, ingiustamente, coercitivamente, mi ha letteralmente dato il colpo di grazia. NON HO PIU’ NIENTE DA DARE, SONO SVUOTATA, “BRUCIATA”. E questo non fa bene a me nè ai piccoli alunni che si ritrovano un’insegnante che sogna solamente di scappare il più lontano possibile.
Nella mia condizione ci sono migliaia di docenti del 1952. Cari saluti.

5 Ottobre 2012, Giornata Mondiale degli Insegnanti (GMI)

Anche quest’anno è arrivata la GMI. E’ venuta in assoluto silenzio e altrettanto in punta di piedi se ne è andata. Il Corriere della Sera le ha dedicato solo un articolo nelle pagine milanesi, quasi che l’evento non avesse una valenza nazionale. Gli insegnanti sono la più numerosa categoria professionale in assoluto, ma nessuno se ne ricorda, se non a ridosso delle elezioni politiche (e quasi ci siamo). Eppure i due maggiori quotidiani nazionali avrebbero potuto presentare – in occasione della GMI – lo studio loro proposto sulle “Patologie professionali che determinano l’inidoneità negli insegnanti”. Niente da fare: né gli eclatanti risultati dell’indagine epidemiologica (le patologie psichiatriche superano 5 volte le laringiti croniche nel determinare l’inidoneità all’insegnamento), né la concomitanza con la GMI, sono bastati affinché penne di grido e redazioni illuminate ritenessero meritevole di pubblicazione i suddetti dati. Meglio gli incidenti studenteschi o l’Erasmus a rischio di chiusura. O forse meglio ancora la nera o il gossip. Pazienza! No, è finita.

Solo il TG5 delle 13 si è peritato, l’indomani, di mandare in onda un breve ma efficace servizio sui rischi professionali dei docenti. Rischi che possono ricadere sull’utenza, cioè sui loro studenti, che altri non sono se non i nostri figli.

In un Forum telematico di docenti inidonei ho trovato un simpatico scritto di una insegnante attempata che trova il giusto modo per celebrare la GMI. Non mi resta che riproporvelo, che davvero merita.

Oggi ho acquistato l’orchidea dell’Unicef ed è un giorno che mi scervello: “a chi posso regalarla?”. Eh sì, non ho il pollice verde perciò preferisco che allieti qualche altra casa!
E invece no, questa volta la regalo a me stessa. Oggi compio 36 anni di ONORATO servizio, sono ancora docente, è il giorno dedicato ai docenti…Beh!… ME LA MERITO!
Avevo ancora i codini quando mi hanno affidato la mia prima classe terza, ho cresciuto intere famiglie! Il mio pensiero va ai miei ex alunni deceduti, a quelli che ho visto sposare, a tutti coloro che ancora vengono a cercarmi, a coloro che incontro per strada e devo alzarmi sulle punte per baciarli, a chi nel corso degli studi superiori si è rivolto a me per approfondire qualche ricerca, a chi mi ha perso di vista perché all’estero. Porto tutti nel cuore e nell’anima. Un ragazzo che non vedevo da anni perché vive fuori, mi ha salutato ed io, dopo un attimo di perplessità, ho esclamato: “Michele!”. Era un pino e ora è un albero di Natale”. Ecco, ancora sento la gioia per la prima frase che, tardivamente, riuscì a leggere… Quella sì che era scuola… Non si contava il tempo trascorso nell’edificio scolastico, non c’erano incentivi… c’erano solo amore ed entusiasmo. I bambini erano come figli per l’insegnante, portavo loro persino gli omogeneizzati se erano gelosi dei fratellini più piccoli, li addormentavo sulle mie braccia se stavano male e nessuno si sognava di disturbare.
Stasera tutto mi torna alla mente: io, vecchia insegnante dai capelli bianchi che non ho mai voluto tingere, ho fatto promessa e giuramento (qualcuno se ne ricorda?) e sono stata fedele allo stato italiano, la prima ad aggiornarsi, ad insegnare informatica, a sperimentare nuovi percorsi, ma fra qualche giorno lo stesso stato scioglierà i miei vincoli, non sarò più insegnante… se non fosse per il rispetto che porto a voi tutti esclamerei: e chi se ne frega, tanto la mia vita sta per finire, la mia memoria è già più flebile e se sono da rottamare…allo sfascio, ma con dignità! Quand’anche dovessi morire stanotte, morirei contenta!
Un affettuoso augurio a chi ha davanti ancora molti anni di lavoro, nella speranza che quest’anno da incubo sia solo un brutto sogno, e il sorriso degli alunni possa ancora rallegrarci.
AUGURI, Signori Docenti, anche quest’anno abbiamo avuto il nostro giorno!

 

Inidoneità dei docenti: le patologie che la determinano

Abstract
Quali sono le “patologie professionali” degli insegnanti? Si tratta unicamente delle “disfonie” causate dalle laringiti croniche riconosciute anche nelle cause di servizio? Oppure vi sono forse altre malattie, magari più frequenti ma sconosciute?
Questo è l’interrogativo cui ha cercato di rispondere il presente studio – svolto con la collaborazione del Conbs – che ha esaminato le diagnosi formulate dai Collegi Medici per determinare l’inidoneità all’insegnamento per motivi di salute.
Lo studio dimostra che l’inidoneità degli insegnanti è causata da patologie psichiatriche in oltre il 60% dei casi (il 70% delle quali appartengono all’area ansioso-depressiva), mentre le “disfonie” sono appena il 13% (5 volte di meno). Ne consegue che debbono essere ritenute patologie professionali dei docenti anche e soprattutto le patologie psichiatriche, per poi muoversi di conseguenza con piani di prevenzione e cura nel rispetto del dettato normativo sulla tutela della salute dei lavoratori (art.28 D.L. 81/08).
Il problema, comune ad altre nazioni dove viene però affrontato con risolutezza, vede un Governo italiano distratto, che non attua studi epidemiologici su base nazionale, non valuta la salute della categoria professionale prima di licenziare le riforme previdenziali, ma al contrario penalizza i docenti (l’82% di questi sono donne) che si ammalano (decreto Brunetta, abolizione della causa di servizio, spending review).

Introduzione
Recenti studi confermano il particolare stress cui è sottoposta la categoria degli insegnanti, riconducendone l’origine a fattori quali:
• peculiarità della professione (rapporto con le varie componenti scolastiche, classi numerose, retribuzione insoddisfacente, risorse carenti, precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento);
• società globalizzata (crescita del numero di studenti extracomunitari);
• continuo evolversi della percezione dei valori sociali (introduzione di nuove politiche a favore dell’handicap e conseguente inserimento di alunni disabili nelle classi; delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali; alleanza genitori-figli a detrimento dell’asse genitori-insegnanti);
• evoluzione delle tecniche di comunicazione (avvento dell’era informatica e delle nuove tecnologie di comunicazione elettronica);
• susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, lavoro d’équipe, innalzamento della scuola dell’obbligo, ingresso anticipato nel mondo della scuola);
• riforma continua delle pensioni (solo vent’anni fa si poteva ancora scegliere di andare in pensione con 15 anni di anzianità di servizio);
• bassa considerazione sociale da parte dell’opinione pubblica.
Col D.L. 81/08 sulla tutela della salute dei lavoratori, è divenuto obbligatorio contrastare lo Stress Lavoro Correlato (SLC) anche negli insegnanti che rappresentano la più numerosa tra le cosiddette helping profession. Tuttavia nessuno studio nazionale – seppure richiesto più volte attraverso numerose interrogazioni parlamentari in Italia e nell’Unione Europea – è stato fatto per individuare le patologie che affliggono la classe docente. Questa è invero schiacciata da stereotipi e luoghi comuni (“lavorano mezza giornata e fruiscono di tre mesi di vacanze all’anno”) che impediscono di affrontare serenamente un tema scottante come quello della salute degli insegnanti. Si è pertanto pensato di coinvolgere il Coordinamento Nazionale Bibliotecari della Scuola (Conbs) che riunisce sul territorio nazionale coloro che hanno subito un provvedimento di inidoneità all’insegnamento per malattia (*) da parte dei Collegi Medici preposti. Il Conbs si è così rivolto ai propri aderenti – garantendo loro l’anonimato e la privacy – chiedendo di mettere a disposizione la loro esperienza, la storia, la diagnosi e il provvedimento assunto dalla Commissione Medica.

Ragione della ricerca
A suffragare l’urgenza di un’indagine epidemiologica in tal senso si considerino i dati scientifici (nazionali e internazionali) proposti di seguito che, pur non essendo esaustivi, sono da ritenersi certamente sufficienti per giustificare un intervento a tutela della salute della più numerosa categoria professionale esposta ai rischi da Stress Lavoro Correlato:
1. La categoria professionale docente è quella a maggior rischio di suicidio in Francia (2006), mentre in Inghilterra presenta un rischio suicidario del 40% superiore a quello della popolazione generale (dati 2012 della National Union Teacher). Gli altri Paesi membri della UE non rilevano dati in merito al suicidio degli insegnanti.
2. Uno studio condotto in Baviera (Germania) ha evidenziato che la maggior parte dei pre-pensionamenti tra i docenti per malattia sono dovuti a disturbi psichiatrici.
3. Già nel 1979 uno studio condotto da un sindacato nazionale italiano (CISL) evidenziava come una percentuale del 30% di insegnanti facesse già allora ricorso all’uso di psicofarmaci . Successivamente uno studio retrospettivo comparativo condotto a Milano (Italia) ha mostrato che la categoria degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. (Analoghi risultati pervengono da uno studio effettuato a Torino ).
4. Il succitato studio milanese evidenzia inoltre come gli insegnanti presentino il rischio di sviluppare una neoplasia, superiore di 1.5-2 volte rispetto ad operatori manuali ed impiegati. A suffragare il dato, un recente studio epidemiologico, condotto in California su 133.000 docenti, dove l’incidenza di tumore (soprattutto mammario) rilevata è ampiamente superiore a quella della popolazione generale.

Materiali e metodi
Il Conbs ha spedito una e-mail ai propri aderenti chiedendo di partecipare allo studio epidemiologico che richiedeva di fornire i seguenti dati: sesso; stato civile; scuola nella quale si esercitava prima della dichiarazione di inidoneità; anzianità di servizio; data e provvedimento delle visite effettuate in Collegio Medico; diagnosi del verbale che sancisce l’inidoneità all’insegnamento (sia la principale, che le eventuali diagnosi accessorie). Il tempo di raccolta dei dati è stato di tre settimane. Al termine di detto periodo sono pervenute complessivamente 158 schede (F 136, 86%; M 22, 14% – cfr. Figura 1) da tutte le regioni del Paese con le sole eccezioni di Basilicata, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige. La redemption finale è stata pari a un terzo delle e-mail effettivamente giunte a destinazione, mentre la maggioranza degli aderenti ha preferito non partecipare all’indagine verosimilmente perché, nonostante fosse garantito l’anonimato, i dati richiesti erano “particolarmente” sensibili (es. la diagnosi della patologia di cui il docente è portatore). Stando inoltre alle ricerche sopra citate sugli insegnanti, è plausibile ritenere che le patologie a maggiore incidenza attengono alla sfera psichiatrica ed è notorio che la malattia mentale reca con sé uno stigma. Questo a sua volta può indurre l’interessato alla negazione dell’affezione stessa, se non al più assoluto riserbo circa le proprie condizioni di salute.
In quasi tutti i casi analizzati (94% – cfr. Figura 2) il provvedimento assunto dai Collegi Medici è stata la permanente inidoneità all’insegnamento, mentre nel restante 6% si è trattato della temporanea inidoneità all’insegnamento: ciò sta a indicare la scarsa modificabilità della prognosi, stante l’alto grado di severità della maggior parte delle patologie osservate. Inoltre – a sottolineare il rigore e la puntigliosità dei medici componenti i Collegi – il 70% dei provvedimenti di permanente inidoneità all’insegnamento è stato assunto solamente a seguito di più visite mediche collegiali, servite per accertare l’immodificabilità della prognosi dei pazienti osservati.

Risultati
L’età media dei 158 docenti che hanno partecipato alla ricerca è di 54,7 anni, mentre l’anzianità di servizio media è pari a 29,2 anni così ripartiti: 18,9 anni quelli trascorsi in cattedra e 10,3 anni quelli trascorsi in altre mansioni (biblioteca, progetti del POF, segreteria scolastica, Provveditorato etc).
La provenienza dei docenti vede 56 casi del Nord Italia, 54 del Centro e 48 del Sud e Isole (cfr. Figura 3)
Gli insegnanti in questione hanno prestato servizio rispettivamente nella scuola materna/infanzia (20); elementare (63); media (37); superiore (38) (cfr. Figura 4).
Le diagnosi che hanno indotto i Collegi medici ad assumere il provvedimento di inidoneità all’insegnamento nei confronti dei 158 docenti sono le seguenti:
Diagnosi psichiatriche: 101 (64% – cfr. Figura 5) hanno visto riportare sul verbale del Collegio Medico una diagnosi psichiatrica con la seguente provenienza geografica: Nord 37%; Centro 30%; Sud e Isole 33%. Per 93 (59%) di costoro si tratta della diagnosi principale (63 hanno un’unica diagnosi mentre altri 30 riportano sul verbale anche diagnosi secondarie). Per gli 8 docenti restanti si tratta invece di diagnosi accessoria, in quanto condizione reattiva alla patologia principale (es. Sindrome Depressiva reattiva a neoplasia). Poiché non tutti i Collegi Medici si sono avvalsi del DSM IV TR ai fini della formulazione delle diagnosi psichiatriche, sono state riconosciute tre aree ai fini della stratificazione dei risultati (cfr. Figura 6). La prima area contempla l’asse ansioso-depressivo e interessa 88 docenti; la seconda area circoscrive i disturbi di personalità e riguarda 5 insegnanti; la terza area include le psicosi e racchiude 8 professionisti. Per meglio descrivere il gruppo più consistente, si veda di seguito lo spaccato delle diagnosi pervenute: Sindrome Ansioso-Depressiva (30); Disturbo da Attacchi di Panico (13); Depressione Maggiore (12); Disturbo Bipolare (12); Sindrome Depressiva (6); Disturbo d’Ansia Generalizzato (5); Disturbo dell’Adattamento (5); Disturbo Ossessivo Compulsivo (4); Disturbo Post Traumatico da Stress (1) (cfr. .Figura 7).
Diagnosi otorinolaringoiatriche: 21 insegnanti (13%) hanno riportato diagnosi di disfonia cronica (cfr. Figura 8), tra cui 17 (11%) come prima diagnosi e 4 (3%) come seconda. Inoltre in 11 docenti (7%) è stata diagnosticata una condizione di otopatia con ipoacusia, tra cui 9 (6%) docenti come prima diagnosi e 2 (1%) come seconda.
Diagnosi oncologiche: 12 docenti donna (8%) hanno riportato affezioni neoplastiche (8 seno; 1 tiroide; 1 stomaco; 1 Leucemia Mieloide Cronica; 1 linfoma NH).
Diagnosi cardiovascolari: 14 docenti (9%) hanno riportato affezioni cardiovascolari (7 ipertensione; 2 valvulopatie; 3 cardiopatie; 2 aneurismi).
Diagnosi ortopediche: 18 docenti (11%) hanno riportato patologie ortopediche (11 discopatie ed ernie discali con lombalgie; 5 esiti di trauma; 1 coxartrosi; 1 tendinopatia degenerativa).
Miscellanea delle restanti diagnosi: infine 6 docenti hanno riportato patologie neurologiche, infettive, autoimmuni, oculistiche, endocrinologiche, dermatologiche.
Mettendo a confronto le due diagnosi più numerose si vede che le disfonie (riconosciute come causa di servizio) rappresentano solo il 17% mentre le psichiatriche, pur non riconosciute come malattia professionale, raggiungono una percentuale dell’83% (cfr. Figura 9).
Se si scorpora il gruppo di docenti con diagnosi psichiatriche (101) e lo si confronta con quello costituito da tutti i rimanenti insegnanti con patologie non psichiatriche, si nota che i dati anagrafici e lavorativi dei due gruppi sono praticamente sovrapponibili. Infatti i primi presentano un’età media di 55 anni con un’anzianità di 29, di cui 19 trascorsi in cattedra e 10 in altre mansioni. I secondi hanno un’età media di 54 anni con un’anzianità di servizio di 30, di cui 19 trascorsi in cattedra e 11 in altre mansioni. Se poi confrontiamo il gruppo degli “psichiatrici” con quello dei “disfonici” (che è il secondo più numeroso con 20 presenze), ci accorgiamo ancora una volta che le differenze sono minime. Questi ultimi presentano infatti un’età media lievemente superiore (56,6 anni) e una anzianità di servizio di 31 anni, di cui 20,6 trascorsa in cattedra e 10,4 utilizzati in altre mansioni.
Gli insegnanti con diagnosi psichiatrica provengono (cfr. Figura 10) dalle elementari (35); superiori (30); medie (24); materna/infanzia (12), quasi a sottolineare che nessun ordine scolastico è risparmiato dalla usura psicofisica, come evidenziato nello studio pubblicato sul N° 5/2004 de La Medicina del Lavoro .
Un altro dato di un certo rilievo si evidenzia confrontando lo stato civile dei due gruppi sopra considerati (diagnosi psichiatriche versus diagnosi non psichiatriche – cfr. Figura 11). Tra gli “psichiatrici” è considerevole la percentuale dei single (celibi o nubili) rispetto a quella dei “non-psichiatrici” (37% vs. 21%), mentre è praticamente sovrapponibile il dato che riguarda l’insieme dei divorzi e delle separazioni nei due gruppi: (12% vs. 11%). Sono di conseguenza ribaltati i dati riguardo ai coniugati: raggiungono il 51% tra i primi e toccano il 68% tra i secondi.

Discussione
Tra le patologie professionali degli insegnanti sono universalmente riconosciute le infiammazioni dell’apparato fonatorio, dovute al prolungato uso della voce, che provocano disfonie croniche moderate o gravi. Anche nella nostra popolazione di insegnanti “inidonei” il 13% è stato oggetto di laringiti, faringiti, corditi e altre disfunzioni similari, mentre il 7% ha riportato problemi all’apparato uditivo, spesso collegato all’ambiente rumoroso della scuola.
Il dato per certi versi più sorprendente riguarda l’altissima incidenza di diagnosi psichiatriche (64%) che tocca livelli impensabili, se si considerano gli stereotipi che gravano sulla professione docente considerata una sorta di “mezzo servizio”. D’altra parte quella dell’insegnante è una helping profession, cioè un lavoro di relazione con il prossimo tra i più delicati in assoluto: riguarda infatti un’utenza particolare (bambini e adolescenti) e prevede con la stessa un rapporto unico nel suo genere perché “continuato” per più ore al giorno, tutti i giorni, per nove mesi consecutivi e per cicli di 3 o 5 anni. Ne consegue un’usura psicofisica importante che, proprio in ambito psichiatrico vede le sue maggiori conseguenze. Quasi a confermare il carattere di “usura professionale” delle patologie descritte, secondo una grossolana ma efficace classificazione, vediamo come l’87% delle diagnosi graviti in ambito ansioso-depressivo, mentre il restante 13% si divida tra i disturbi di personalità (5%) e le psicosi (8%).
Un altro dato sul quale vale la pena di riflettere è l’anzianità di servizio media al momento della diagnosi tra i casi psichiatrici osservati. Questa infatti è di circa 20 anni di lavoro continuativi in cattedra. Il dato potrebbe suggerire per il futuro l’adozione di un sistema – già in vigore in altri Paesi – che preveda la graduale riduzione dell’attività di docenza frontale con la progressione di carriera, compensata da un crescente impegno in compiti di coordinamento e supporto alla didattica. Se la suddetta anzianità di servizio (20 anni) può considerarsi “ragionevole” per giungere a una diagnosi nell’area ansioso-depressiva, non possiamo affermare la stessa cosa per le patologie che gravitano nelle due aree restanti (psicosi e disturbi di personalità). Solitamente in questi casi – infatti – l’accertamento medico è tardivo e avviene “d’ufficio” (cioè su richiesta del dirigente scolastico) anziché “a domanda dell’interessato”. Inoltre il capo d’istituto è a digiuno delle sue incombenze medico-legali poiché l’Amministrazione centrale ne trascura totalmente la formazione in tal senso, pertanto risulta difficilmente in grado di gestire il caso e di stilare un efficace rapporto scritto per il Collegio Medico.
Abbiamo richiamato in premessa l’allarmante situazione internazionale (Francia, Regno Unito, Germania, USA, Giappone e Italia) circa la salute psichica degli insegnanti, proprio a significare che le conseguenze dell’usura psicofisica non sono tanto dovute al tipo di sistema scolastico adottato, quanto piuttosto alla professione medesima che è di per sé oltremodo logorante. Da sottolineare che in Francia e nel Regno Unito, dove gli insegnanti sono decisamente più giovani dei nostri (hanno più di 50 anni rispettivamente il 30% FR, il 32% UK, il 55% IT), la categoria professionale dei docenti è quella più esposta al rischio di suicidio. In Italia non si dispone dell’analogo dato e quindi non è dato sapere nemmeno se l’avanzata età (e dunque l’anzianità di servizio) costituisca un fattore di protezione dal rischio suicidario (insegnanti temprati) ovvero se contribuisca ad aumentarlo (insegnanti esauriti).
Discorso a parte meritano le diagnosi oncologiche (soprattutto i tumori al seno dovuti alla preponderanza femminile della categoria professionale: 82%), la cui patogenesi si spiega con la condizione di immunodepressione quale conseguenza di uno stato ansioso-depressivo. Ricordiamo infatti l’alta incidenza di tumori al seno dello studio californiano prima citato , nonché i risultati del recente studio italiano su 6.132 docenti che mostra come solamente il 50% dei docenti si sottopone regolarmente a screening oncologici (tra questi la mammografia).
A fronte di questa situazione vale la pena ricordare che le politiche attuate dal Governo sono state le seguenti:
1. non ha finanziato in alcun modo nella scuola la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (previsto dall’art. 27 del D. L. 81/08 sulla Tutela della Salute dei Lavoratori), né incentivato la partecipazione dei docenti agli screening oncologici;
2. non ha dato a tutt’oggi risposta alle interrogazioni parlamentari sin qui prodotte sull’argomento a firma dell’On. Sbrollini dell’11.12.09 e del Sen. Valditara del 12.01.11;
3. non ha effettuato né previsto ricerche epidemiologiche nazionali, per comprendere l’entità del fenomeno, con il coinvolgimento delle Commissioni Mediche di Verifica;
4. non ha previsto un piano di informazione dei docenti sul rischio psichiatrico/oncologico della professione e dunque la categoria rimane esposta alle malattie professionali senza averne coscienza. Ciò nonostante sia stato patrocinato dallo stesso MIUR e dal Ministero per le Pari Opportunità la ricerca poi pubblicata su La Medicina del Lavoro ;
5. non ha ritenuto di dover formare i dirigenti scolastici – in quanto datori di lavoro – totalmente impreparati sulle proprie competenze/incombenze medico-legali . Ciò anche a dispetto del Decreto Ministeriale 382/98 che, da oramai tre lustri, prevede, inattuato, la formazione dei dirigenti scolastici sul tema della prevenzione a carico degli Uffici Scolastici Regionali.
Di converso i provvedimenti fin qui adottati dal Governo sono stati quelli di:
1. allungare l’età pensionabile dei docenti senza prima aver valutato lo stato di salute della categoria;
2. trascurare ad ogni effetto la preponderante componente femminile tra i docenti (F 82% vs. M 18%) e la diversa suscettibilità delle lavoratrici di fronte al rischio delle patologie psichiatriche professionali (contrariamente a quanto sancito dall’art. 37 del D.L. 81/08 in materia di tutela della salute dei lavoratori, che prevede la valutazione del differente rischio anche in base a sesso ed età);
3. cancellare la possibilità di dispensa dal servizio per gli inidonei permanentemente all’insegnamento (D.L. 171/11);
4. abolire la Causa di Servizio per la Pubblica Amministrazione col D.L. 201/11;
5. collocare d’ufficio gli inidonei per motivi di salute nel ruolo amministrativo (spending review art. 14 del D.L. 95/12) demansionandoli e dequalificandoli.

Conclusione
Il mancato riconoscimento delle patologie professionali nei docenti rende impossibile l’attuazione della tutela della salute sul lavoro a dispetto del D.L. 81/08. Lo stesso dicasi per il mancato finanziamento delle inerenti attività di formazione e informazione di docenti e dirigenti scolastici. Negli ultimi 20 anni si è passati traumaticamente dalle permissive baby-pensioni al drastico sistema previdenziale odierno, senza la benché minima valutazione della salute della più numerosa categoria professionale, per giunta a prevalenza femminile. Solo nel giro dell’ultimo anno si sono avuti nell’ordine: la cancellazione della dispensa dal servizio per i docenti inidonei permanentemente all’insegnamento  l’abolizione del ricorso alla causa di servizio nel pubblico impiego; il demansionamento nel ruolo ATA sempre per gli insegnanti inidonei permanentemente in modo relativo. Una sorta di accanimento – ai limiti dell’incostituzionalità – sui “deboli”, resi tali da malattie tra l’altro sviluppate durante il lavoro, dopo aver tolto loro anche la possibilità di richiedere un indennizzo a titolo di risarcimento.
Una netta inversione di marcia deve essere pertanto attuata dalla politica governativa nei confronti della scuola e dei suoi protagonisti: gli insegnanti. Il presente studio conferma ancora una volta il rischio di usura psichica da helping profession cui è sottoposto la categoria degli insegnanti. Le malattie psichiatriche risultano infatti essere la più frequente causa di inidoneità all’insegnamento per motivi di salute e sono assai più frequenti dei disturbi dell’apparato fonatorio. Le psicopatologie dovrebbero pertanto essere annoverate ufficialmente tra le malattie professionali degli insegnanti, cominciando altresì a prevenirle, curarle e gestirle con il coinvolgimento del dirigente scolastico e della classe medica.
Non fosse altro che per il cospicuo bacino di voti che i docenti e le loro famiglie rappresentano, le imminenti elezioni politiche del 2013 possono costituire l’opportuno stimolo per gli aspiranti amministratori del Paese, al fine di tutelare convenientemente la salute dei docenti, esattamente come previsto dalla vigente normativa, nell’interesse dei lavoratori e dell’utenza.

5 Ottobre 2012
[email protected]

Si ringraziano per la collaborazione il CONBS e Maria Teresa De Nardis, esperta di inidoneità all’insegnamento; per i grafici Guglielmo Veccia.

 … La tensione nervosa, richiesta per ben condurre una scolaresca, è notevole, quando ci si dedica anima e corpo al proprio compito; il suo peso aumenta con il trascorrere degli anni. Di questo dispendio d’energie ha tenuto conto il legislatore, prevedendo per il personale insegnante un’età di pensionamento più precoce che per i funzionari amministrativi …

dal Manuale di Psicologia del fanciullo di Hotyat (1968)

La spending review e gli insegnanti da rottamare

Il DL 95/12 prevede all’art.14 (commi 13-14-15) il demansionamento degli insegnanti inidonei permanentemente per motivi di salute ed il loro contestuale riutilizzo come ATA.
Bene ha fatto la CGIL a intervenire, con una diffida al Governo, lamentando il demansionamento e la dequalificazione dei lavoratori che patiscono conseguentemente danni patrimoniali ed economici. Tuttavia è sconcertante che tutte le Parti Sociali – CGIL inclusa – non prendano in alcuna considerazione i danni alla salute derivanti dalla professione svolta e dalle scelte del Governo.
“Le organizzazioni sindacali hanno come specifica finalità quella di tutelare gli interessi economici e professionali del personale della scuola” – ci ricorda la premessa alla diffida della CGIL – ma sulla tutela della salute nemmeno un accenno. Eppure stiamo decidendo le sorti di insegnanti inidonei per motivi di salute.
Comincerò quindi col dire che il problema centrale della questione riguarda la salute degli insegnanti e, solo in seconda battuta, la loro soddisfazione professionale ed economica, pur importanti. A tal proposito va ricordato che l’art. 37 del D.L. 81/08 (in vigore da 1° gennaio 2011) prevede la tutela delle helping profession (insegnanti su tutti) dallo Stress-Lavoro-Correlato. Inutile dire che non è stata stanziata, da alcun Governo, una somma per attuare forme di prevenzione e cura a favore della salute degli insegnanti.
Eppure nelle Commissioni Mediche di Verifica oggi il 70% degli insegnanti presenta diagnosi psichiatriche, perché le helping profession sono un lavoro di relazione ad alta usura psicofisica. In Italia fu per prima la CISL ad accorgersi (nel 1979!) che il 30% degli insegnanti facevano uso di antidepressivi, ma tutto finì nel dimenticatoio, forse per il timore che si scoprisse il vaso di Pandora. C’è il rischio che – mi disse alcuni anni fa un segretario sindacale – a parlare di queste cose, anziché fare il loro interesse, si finisce con il gravare i docenti con un altro stereotipo: pazzi oltreché fannulloni.
Se questo è il timore delle Parti Sociali, quello dei governi che si succedono riguarda più il versante economico: riconoscere le patologie professionali costa in cura e prevenzione, le cause di servizio aumenterebbero, i risarcimenti aggraverebbero il bilancio dello Stato. Meglio far finta di nulla (ignorando anche le interrogazioni parlamentari come quella a firma Valditara presentata al Senato il 12.01.11) e operare improbabili risparmi sulla pelle di chi ha già pagato in termini di salute e di chi arriverà a pagare in futuro il dazio professionale. Infatti i docenti permanentemente inidonei, e con un’anzianità superiore ai 15 anni, da ora in poi non potranno più ritirarsi in pensione ma saranno demansionati e dequalificati oltreché penalizzati economicamente. Davvero un bel destino, cui la gran parte di docenti ammalati tenterà di sfuggire sottraendosi alla visita medica in CMV, complicando così il compito dei dirigenti scolastici e soprattutto la vita degli alunni.
Cosa dunque consiglio di pratico a Governo e Parti Sociali? Rivedere radicalmente l’attuale scellerata politica di risparmi sulla scuola e recuperare subito il ritardo estremo in materia di malattie professionali degli insegnanti, effettuando una ricerca in proposito per definirle, diagnosticarle, prevenirle. Più volte ho scritto – inascoltato – di questi argomenti e non intendo qui ripetermi. Piuttosto si veda di seguito la ricerca che propongo al Parlamento Europeo, poiché la questione non riguarda un singolo Stato ma tutti i 10 milioni di docenti della UE. Le ricerche internazionali citate – incluse quelle extra UE – evidenziano chiaramente che l’usura psicofisica dell’insegnante non è tanto dovuta al sistema scolastico adottato, quanto alla professione svolta.
E agli insegnanti, cosa si può consigliare? Nei panni di un docente inidoneo chiederei di essere subito sottoposto a visita in CMV avendo avuto cura di aggiornare tutta la documentazione medica. In base alla diagnosi (psichiatrica, neoplastica od otorinolaringoiatrica soprattutto) e al provvedimento assunto dal Collegio Medico mi periterei probabilmente nel chiedere la causa di servizio. In fondo fu così che la silicosi venne a suo tempo riconosciuta come patologia professionale dei minatori.

Buon ferragosto a tutti.

Ricerca sulle patologie professionali nella helping profession degli insegnanti

Premessa:
L’Accordo Europeo per contrastare lo Stress Lavoro Correlato è stato siglato dalla UE l’8.10.04. Recepito in Italia – tramite accordo interconfederale dalle Organizzazioni datoriali e sindacali dei lavoratori – col D.L. 81/08, è divenuto operativo a tutti gli effetti solamente il 1° Gennaio 2011 dopo reiterate proroghe.
La ricerca di seguito proposta che dovrebbe essere attuata in più Paesi membri della UE – in linea col succitato Accordo Europeo – si pone l’obiettivo di indagare definitivamente ed ufficialmente l’incidenza delle patologie professionali nella classe docente. Tale categoria professionale, che è considerata dalla letteratura scientifica internazionale una “helping profession” a tutti gli effetti, risulterebbe maggiormente esposta a disturbi della sfera psichica ed a conseguenti stati immunodepressivi conseguenti a stress.
A suffragare l’urgenza di un’indagine in tal senso si considerino i dati scientifici e le considerazioni proposte di seguito che, pur non essendo esaustive, sono da ritenersi sufficienti per giustificare un intervento congiunto dei Paesi membri della UE, a tutela della salute della più numerosa categoria professionale esposta ai rischi da Stress Lavoro Correlato:
1. La categoria professionale docente è quella a maggior rischio di suicidio in Francia (2006), mentre in Inghilterra presenta un rischio suicidario del 40% superiore a quello della popolazione generale (dati 2012 della National Union Teacher). Gli altri Paesi membri della UE non rilevano dati in merito al suicidio degli insegnanti.
2. Uno studio condotto in Baviera (Germania) ha evidenziato che la maggior parte dei pre-pensionamenti per malattia sono dovuti a disturbi psichiatrici.
3. Già nel 1979 uno studio condotto da un sindacato nazionale italiano (CISL) evidenziava come una percentuale del 30% di insegnanti facesse già allora ricorso all’uso di psicofarmaci . Successivamente uno studio retrospettivo comparativo condotto a Milano (Italia) ha mostrato che la categoria degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. (Analoghi risultati pervengono da uno studio effettuato a Torino ). Lo studio milanese evidenzia inoltre come gli insegnanti presentino il rischio di sviluppare una neoplasia, superiore di 1.5-2 volte rispetto ad operatori manuali ed impiegati.
4. Circa il rischio oncologico, verosimilmente imputabile alla immunodepressione conseguente allo stress, si consideri inoltre lo studio retrospettivo realizzato in California su oltre 133.000 docenti nei quali si registra un alto tasso di incidenza tumorale (trattasi in particolare di tumori alla mammella per la alta percentuale femminile nel personale docente).
5. A evidenziare l’internazionalità, nonché la crescita tendenziale del problema in oggetto, si considerino nell’ordine uno studio spagnolo nonché l’aumento progressivo (del 2% all’anno) delle diagnosi psichiatriche alla base delle assenze per malattia degli insegnanti giapponesi .
6. Ad aggravare la situazione è l’impreparazione dei dirigenti scolastici nel fare fronte alle proprie competenze medico-legali nell’esercizio della tutela della salute dei lavoratori. Lo studio italiano del 2008, condotto sotto l’egida dell’Associazione Nazionale Presidi, ha potuto accertare che meno dell1% dei capi d’istituto è preparato adeguatamente in materia
I dati appena esposti – nazionali ed internazionali – devono essere inoltre letti alla luce di ulteriori elementi oggettivi importanti, nonché dei cambiamenti politici, sociali e tecnologici intervenuti:
• la popolazione docente è all’80% femminile e l’età media dei docenti è superiore ai 50 anni
• il numero di docenti donne in fase perimenopausale è pertanto altissimo (fase in cui l’esposizione al rischio depressivo è aumentato di 5 volte rispetto alla fase fertile )
• l’aumento della percentuale di occupazione femminile – un obiettivo UE del meeting di Lisbona del 2001 – è in costante crescita e richiede urgentemente un aggiornamento sulla salute della donna lavoratrice
• grazie alle numerose riforme previdenziali succedutesi, l’età pensionabile delle donne è stata continuamente alzata senza che sia stato operato alcun controllo sulle condizioni di salute professionali (basti pensare che fino ai primi anni ’90 la donna poteva scegliere se trascorrere il periodo della propria menopausa al lavoro o in pensione)
• indagini nazionali e internazionali mostrano un’alta percentuale di docenti desiderosi di cambiare lavoro
• con l’aumento delle donne lavoratrici, l’istituto famigliare vede diminuire il proprio ruolo educativo nei confronti della prole, delegando sempre più la scuola nella crescita dei figli. A questo si aggiunga il fatto che si è quasi del tutto annullata l’alleanza genitori-insegnanti a favore dell’asse genitori-figli, con gli effetti deleteri che ne conseguono
• il corpo docente è sempre più schiacciato da nocivi stereotipi (“lavora mezza giornata e fruisce di tante vacanze”) che rendono ulteriormente fragile la posizione degli insegnanti nei confronti dell’opinione pubblica
• L’imponente fenomeno migratorio verso la UE comporta la presenza di un alto numero di studenti extracomunitari nelle scuole di ciascun Paese membro. Il problema è maggiormente avvertito dai docenti delle periferie nelle grandi metropoli, di per sé già a rischio di delinquenza minorile e atti di bullismo
• l’avvento delle nuove tecnologie (PC, Web, LIM etc) nell’uso della didattica
• in buona sostanza l’Accordo Europeo atto a contrastare lo Stress Lavoro Correlato siglato dalla UE nel 2004 non trova applicazione proprio nei confronti della più importante Helping Profession che è anche la più numerosa in assoluto (1 milione di docenti nella sola Italia). Alla donna insegnante è infatti chiesto di lavorare per più anni, con meno tutele e senza riconoscerle ufficialmente e prevenire i rischi professionali cui è sottoposta
• a tutela della salute dei lavoratori, per l’eventuale adozione delle debite contromisure, resta inoltre da verificare anche l’esistenza di un alto rischio professionale oncologico, verosimilmente imputabile all’immunodepressione conseguente allo Stress Lavoro Correlato.

RICERCA-STUDIO: DRAFT
Paesi coinvolgibili (3 o 4): Italia (Paese guida), Inghilterra (partner), Francia (partner), Germania (eventuale partner aggiunto). La selezione è operata in base agli studi già effettuati sull’usura psicofisica degli insegnanti. Vi sono comunque anche studi operati da altri Paesi membri (es. Spagna).
Enti che ciascun Paese deve coinvolgere: Ministeri Istruzione e Salute (l’Italia deve coinvolgere anche il Ministero Economia e Finanze cui fanno capo le Commissioni Mediche di Verifica); la/le Regione/i selezionate per lo studio, gli Uffici Scolastici Regionali, le Istituzioni Scolastiche designate con i loro dirigenti scolastici.
Ulteriori Enti e Associazioni: devono essere inoltre coinvolti gli enti come l’INAIL nei Paesi partner, nonché le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative degli insegnanti e le associazioni nazionali dei dirigenti scolastici.
Modalità di svolgimento dello studio: ciascun Paese sceglierà una propria Regione o territorio (es. Italia – Lombardia) in cui effettuerà una raccolta dati, attraverso gli uffici preposti, riguardante gli ultimi 5 Anni Scolastici. I suddetti dati saranno confrontati su base nazionale (dati centrali) e con quelli degli altri Paesi e contempleranno:
1. assenze dal lavoro per malattia
2. assenze dal lavoro per malattia stratificate per diagnosi
3. trend delle assenze per malattie
4. esiti delle visite nelle Commissioni Mediche di Verifica
5. prepensionamenti per malattia (stratificati per diagnosi)
6. denunce per mobbing
7. sanzioni disciplinari
8. denunce e contenziosi con l’Amm.ne di appartenenza
Lo studio prevede la contestuale somministrazione ai dirigenti scolastici di un questionario quali-quantitativo avente per oggetto le competenze medico-legali, il disbrigo delle pratiche per la tutela e la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato, gli eventi significativi occorsi al personale docente negli anni di osservazione dello studio.
La ricerca-studio ha l’obiettivo di stabilire definitivamente quali sono le patologie professionali della categoria docente per – in una seconda fase operativa – informarla, effettuare la prevenzione prevista dalla legge, gestire in modo appropriato i casi patologici che si dovessero manifestare.
Conclusione
Prendendo spunto dall’Accordo Comunitario UE dell’Ottobre 2004, che sancisce per gli Stati membri la necessità di intervenire per contrastare lo Stress Lavoro Correlato, la presente ricerca-studio si propone di approfondire a livello Comunitario – con la partecipazione attiva di più Paesi membri partner – le patologie professionali nella Helping Profession degli insegnanti. I dati scientifici finora disponibili nei singoli Paesi della UE mostrano chiaramente che i disturbi psichiatrici prevalgono largamente su affezioni di altro tipo. Inoltre le suddette patologie non sembrano tanto legate al sistema scolastico adottato, quanto piuttosto al tipo di professione svolta. Per questo motivo, oltre al fatto che l’80% della classe docente è rappresentata da donne ed è la categoria professionale più numerosa in assoluto, la UE intende assumersi direttamente l’impegno di approfondire la delicata questione, al fine di sviluppare in seconda battuta un intervento imperniato su: prevenzione tra i docenti, formazione dei dirigenti, supporto medico-legale agli istituti scolastici. Quanto sopra a tutela della salute di milioni di insegnanti della UE e nel precipuo interesse delle generazioni future cui essi si rivolgono.
Ulteriori riferimenti bibliografici

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