Un caso intricato per docenti e dirigenti: voi cosa avreste fatto?

Introduzione al caso

Quella di seguito descritta è la vicenda occorsa a un dirigente scolastico del Nord Italia che ben si presta ad un’utile analisi, critica ed oggettiva, per apprendere le dinamiche ed un’appropriata gestione di casi simili. La storia riguarda un’insegnante elementare sottoposta a visita ispettiva e, in seguito a questa, a visita presso la CMV. Provvedimento del Collegio Medico e parere del dirigente scolastico non coincidono dando origine a uno scambio epistolare che vede coinvolto anche l’avvocato di parte dell’insegnante.

Quesiti cui rispondere

1.     Elenca i segni di disagio (manifestazioni e sintomi) dell’insegnante che ti sembrano essere presenti nella relazione ispettiva.

2.     Condividi il giudizio espresso dalla CMV? (motivare perché sì o perché no) 

3.     E’ possibile per il dirigente scolastico fare ricorso verso il provvedimento espresso dalla CMV?

4.     Cosa faresti – a questo punto della vicenda – se ti trovassi nei panni del dirigente scolastico?

Indice della documentazione riportata

a)     Relazione ispettiva sulla docente

b)     Provvedimento assunto dalla CMV competente

c)      Richiesta di chiarimento del dirigente alla CMV

d)     Lettera dell’avvocato al dirigente scolastico

e)     Replica della CMV al dirigente scolastico

f)        Seconda lettera del dirigente scolastico alla CMV

g)     Seconda replica della CMV al dirigente scolastico


AL DIRETTORE GENERALE
DELL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE
 
OGGETTO: incarico ispettivo presso la Direzione didattica del Circolo … nei confronti dell’ins. XXX

L’incarico è stato disposto a seguito della richiesta (alI. 2) formulata dal dirigente del C.S.A. di …, secondo cui dalla relazione inviata dal dirigente scolastico competente “emerge un comportamento, sia sul piano didattico sia sotto il profilo formale non consono alla  funzione docente, tale da aver creato situazione di difficoltà nella gestione della classe, nei rapporti con il dirigente stesso e con le famiglie”.
La relazione del Dirigente scolastico della Direzione didattica di … recante il protocollo … riservato e datata 4 mano 2005 (all.3). è accompagnata dai seguenti allegati:
1. esposto di otto genitori delle classi prime, datato 17 novembre 2004 e protocollato in data 24 novembre 2004, con il quale si esprimono preoccupazioni per l’atteggiamento dell’ins.
XXX nei confronti degli alunni: in particolare si afferma che i bambini sono ‘scossi, agitati o addirittura spaventati” per il modo in cui l’insegnante urla in classe; si evidenzia
anche il disordine del quaderno e l’impressione che gli alunni non facciano progressi nelle discipline del cosiddetto ambito antropologico assegnato alla predetta insegnante (all.4);
2. lettera di risposta del dirigente scolastico ai genitori, datata 7 dicembre 2004, con la quale si assicura essere in corso una procedura per verificare quanto evidenziato nell’ esposto (all. 5); 3. verbali di visita del dirigente scolastico alla classe I B del plesso di … effettuate in data I dicembre 2004 e 4 dicembre 2004 nelle ore di presenza dell’ins. XXX; nel primo si annota l’episodio di un incidente occorso ad un bambino della classe: spinto da un compagno diversamente abile è caduto, procurandosi una escoriazione alla testa; dopo i primi e tempestivi soccorsi, si è provveduto ad avvisare il padre che lo ha accompagnato al Pronto Soccorso del locale ospedale; in generale, sia dalla descrizione delle attività osservate sia dalle conclusioni del dirigente, si rileva una conduzione dell’azione didattica scarsamente efficace nel motivare gli alunni e nel creare condizioni idonee all’apprendimento, nonché una notevole difficoltà nella gestione dei comportamenti degli allievi (all. 6);
4. lettera del dirigente scolastico datata 7 dicembre 2004, con la quale si comunica che nel corso delle visite didattiche è risultato difficile capire il filo conduttore e la logica didattica del suo operato, e si richiedono pertanto chiarimenti scritti circa gli obiettivi, le finalità e i metodi utilizzati (all. 7);
5. lettera del dirigente scolastico alla XXX sempre datata 7 dicembre 2004, con la quale si preannuncia una nuova visita in data 22 dicembre 2004 (all. 8);

6. lettera di risposta della XXX alla prima comunicazione del dirigente scolastico, con la quale ammette la necessità di controllare lo stato ansioso e il tono della voce (all. 9);
7. lettera di risposta della XXX alla seconda comunicazione del dirigente scolastico, nella quale si descrivono i comportamenti irrequieti di alcuni alunni (all. 10);
8. lettera del dirigente scolastico alla XXX , datata 9 dicembre 2004, Con la quale si richiama la necessità di conservare a scuola il registro personale dell’insegnante (all. 11);
9. lettera del dirigente scolastico, datata 4 gennaio 2005 aI dirigente del C.S.A., per illustrare la situazione e per chiedere di “verificare la possibilità di interventi ispettivi volti ad acquisire ulteriori elementi di valutazione nel corso del periodo di prova dell’insegnante in oggetto” (all. 12);
10. lettere al dirigente scolastico, datate 3 marzo 2005, da parte delle madri di due bambini della classe 1A per segnalare che, secondo il racconto dei bambini, la maestra avrebbe dato in escandescenze in aula e lanciato quaderni e astucci vari (all. 13 e 14).
Gli elementi di conoscenza acquisiti nel corso della visita ispettiva
La sede e i compiti di insegnamento attribuiti alla XXX, nell’a.s. 2OO4-2005.
L’insegnante XXX neI corrente anno scolastico 2004-2005 si trova nel periodo di prova in qualità di docente della scuola primaria, essendo stata assunta con rapporto di lavoro a tempo indeterminato per effetto della graduatoria del concorso per titoli ed esami indetto nell’aprile 1999 (all. l5)
Dalla dichiarazione dei servizi preruolo (all. 16), risulta che è nata il 7 giugno 1966, che si è
diplomata nella  …. e che nel 1990 ha conseguito il Diploma di Pianoforte. Inoltre che a partire dall’a.s. 1992-93 ha prestato servizio come supplente nella scuola elementare e mediai (scuola media per educazione musicale).
Una volta assunta a tempo indeterminato nella scuola primaria, è stata assegnata per il primo anno al plesso … dipendente dalla Direzione didattica di …. L’incarico attribuito da dirigente scolastico riguarda l’ambito cosiddetto “antropologico”, che comprende le discipline di storia e geografia, nelle due classi prime del plesso. Si tratta di classi costituite ciascuna da un esiguo numero di alunni, 13 per la precisione, e quindi in teoria facilmente gestibili (all. 17 e 18). Anche l’orario frontale di esposizione di XXX ai due gruppi-classe è notevolmente ridotto: 10 ore. Le rimanenti ore di servizio vengono svolte in compresenza con altri docenti (all. 19).
G1i esposti dei genitori
Nel corso dell’indagine ispettiva si è reperita anche la lettera raccomandata, datata 20 aprile 2005, con la quale i genitori dell’alunno QQQ comunicano di voler ritirare il figlio dalle “lezioni di antropologica tenute dalla maestra sig.ra XXX nei giorni di mercoledì e sabato, sia perché “sta vivendo sempre peggio, dal punto di vista emotivo l’incontro con la propria maestra nelle ore di antropologia”, sia perché “è stato ripetutamente picchiato in classe da un compagno durante momenti piuttosto concitati di confusione generale continuata” (all. 20), Il dirigente ha riscontrato la comunicazione con lettera del 26 maggio 2005 (all. 21), con la quale ribadisce che sono state poste in essere tutte le iniziative volte a garantire il diritto allo studio degli alunni della classe e che è in corso una apposita indagine ispettiva nei confronti dell’insegnante.
Le risposte dell’insegnante,
Oltre alle lettere di cui agli allegati 9 e 10, sono state reperite le seguenti risposte:
3 gennaio 2005. L’ ins. scrive al dirigente scolastico per lamentarsi di una collega che, a suo dire, l’avrebbe “presa a tradimento”. Nella lettera informa anche di personali problemi di salute (all. 21 bis).
il marzo 2005. La XXX nega di aver fatto un uso improprio” dei quaderni, con evidente riferimento all’episodio di cui agli allegati 13 e 14. La lettera dell’XXX evidenzia qualche lacuna nello stile linguistico utilizzato; “i bambini hanno risposto con vivacità di comportamento” (all. 22).
26 aprile 2005. XXX risponde in merito alla scelta dei genitori di SSS (all. 23), con una lettera piuttosto confusa per via delle scelte lessicali e sintattiche. Si intuisce comunque il senso complessivo, che è quello di giustificarsi per la mancanza di collaborazione delle colleghe e addirittura di avanzare una sorta di teoria del complotto per metterla in difficoltà.
27 aprile 2005. Con una nuova lettera ( più breve ma analoga nelle modalità di utilizzazione della lingua italiana scritta), XXX accusa la collega di averla aggredita, cercando di prenderla a botte. Passa poi ad accusare nuovamente le colleghe di complottare contro di lei “manovrando la supplente” (all. 23 bis).
28 aprile 2005. XXX rinnova le accuse nei confronti delle colleghe, e in particolare nei confronti dell’ins. (all.24).
27 maggio 2005. Altra lettera per lamentarsi degli atteggiamenti delle colleghe (all.24 bis).

L’osservazione in aula
Il giorno 11 maggio 2005.10 scrivente ha proceduto all’osservazione diretta in aula delle modalità di azione didattica poste in essere dalla XXX
Ore 11.45 classe B Sono presenti 10 bambini. Cinque e quattro di essi sono disposti su due file di banchi davanti alla cattedra, mentre un altro bambino è seduto in un banco di fianco alla cattedra ed è seguito da un’altra insegnante in compresenza. Si sta lavorando sull’argomento delle stagioni.
L’insegnante ha scritto alla lavagna le seguenti frasi;
MERCOLEDI’ 11 MAGGIO 2005
OGNI STAGIONE HA 3 MESI
3+3+3+3=12 MESI
IN UN ANNO CI SONO DODICI MESI
Dapprima fa leggere queste frasi, poi invita i bambini a contare:
“Contiamoli, quanto fa?’
La maestra è molto animata, si muove molto e parla con un tono di voce piuttosto alto.
Anche i bambini rispondono con un. tono dì voce “urlato”.
Dopo una risposta di un bambino le scappa un: “Non dite fesserie”.
Intanto un bambino va sotto la cattedra. L’insegnante in compresenza cerca delicatamente di convincerlo a tornare al posto.
Il clima si fa sempre più agitato.
L’ins. passa a una nuova attività, chiedendo ai bambini di colorare una scheda sul quaderno.
Il comportamento appare sempre più ansioso e ansiogeno, suda molto.
Dal punto di vista della relazione didattica si nota la mancanza di sintonia e di iterazione tra bambini e insegnante; non c’è coinvolgimento: gli alunni non sono motivati alle attività, si alzano dal banco, parlano tra loro, girano per l’aula. E GGG continua a gattonare per l’aula ed anche fuori dall’aula.
I bambini manifestano anche poco rispetto per l’insegnante:
- ins: “Stiamo facendo una bella figura”
- bambina: “Tu stai facendo una bella figura”
- ins.: “Tu non hai scritto un cavolo”
- ins.: “Non si risponde alla maestra: che c’è?”
- bambina: “Che c’è, maestra?’
Intanto GGG continua a girare dentro e fuori dall’aula.
L’insegnante scrive una consegna alla lavagna:
OSSERVA LA DIREZIONE DELLA FRECCIA
Ogni tanto richiama qualche bambino: “Vieni qui”; Scrivi…
Poi cerca di introdurre un’altra attività. traccia un cerchio diviso in 12 spicchi, spiega che è una torta ripartita in parti uguali, e chiede di colorare il mese di maggio.
Intanto il clima dell’aula si è fatto ingestibile: i bambini urtano e si agitano; l’insegnante è paonazza.
L’osservazione ha in sostanza evidenziato:
un’azione didattica scarsamente idonea a motivare gli alunni e a creare le condizioni adeguate all’apprendimento
• atteggiamenti e comportamenti dell’insegnante non idonei a creare un clima relazionale positivo.
• una sostanziale incapacità di gestire la classe dal punto di vista disciplinare e della ordinata convivenza.

Le dichiarazioni degli operatori scolastici nel corso dei colloqui con lo scrivente
Lo psicopedagogista. Come consulente esterno, ha un incarico che prevede 70 ore annue di attività a favore del plesso. Nella classe 1 sono presenti tre bambini con particolari problemi: uno si trova in situazione di handicap, uno presenta difficoltà di apprendimento, uno manifesta componenti di tipo autistico. Lei non riesce a stabilire relazioni empatiche con gli alunni. Il consulente psicopedagogista ha fornito indicazioni sulla gestione della classe (volume della voce, posture, controllo del gruppo e non del singolo alunno…) con relative dimostrazioni operative, ma l’insegnante non le ha messe in pratica.
Collega di gruppo docente classi prime, titolare di Matematica, Scienze, Musica: i rapporti con XXX sono difficili. Non riesce a controllarsi, ogni tanto esplode in scoppi d’ira, va per associazioni libere da un argomento all’altro, non si capisce lo scopo dei discorso. Ha difficoltà a gestire le classi, di fronte a movimenti dei bambini si agita e urla, talvolta apostrofando gli alunni con espressioni e frasi come: “irresponsabili”, “anarchici”, “indisciplinati”, “qualcuno me li sta mettendo contro”. Nelle ore dì compresenza, a volte, effettua commenti sui colleghi (“il modulo non è unito”, o sui bambini “vedi, non fanno niente”).
Ins. TTT collega di gruppo docente classi prime, titolare di Italiano, Scienze motorie, Arte e immagine: non sa stimolare e coinvolgere gli alunni, quando parla salta di palo in frasca, “insegna” facendo domande alle quali risponde lei stessa. Anche quando parla con gli adulti cambia continuamente argomento, per cui è assai difficile comunicare. La collega parla anche di “violenza psicologica” sui bambini, in quanto in data 5 maggio 2005 avrebbe proibito loro di parlare con le collaboratrici scolastiche e avrebbe dato della “falsa e bugiarda” a una bambina.

Collega tutor di alcuni bimbi della classe: non ha avuto episodi conflittuali con XXX tuttavia ha notato che la stessa non si controlla e manifesta una sorta di sindrome da persecuzione.
Al tempo stesso evidenzia che nelle due classi prime sembrano mancare le fondamentali regole comportamentali.

Le dichiarazioni dei rappresentanti dei genitori nel corso dei colloqui con lo scrivente
Rappresentante dei genitori della classe 1°.E’ subentrato alla rappresentante inizialmente eletta, che si è dimessa quasi subito.
Il figlio non ha avuto particolari problemi, ma ha sentito e si rende conto delle difficoltà dell’ins. quando cerca di spiegare alcune questioni nel corso delle riunioni con i genitori non si riesce bene a capire; non riesce a tenere il controllo della classe, c’è confusione, i bambini escono anche dall’aula.
Rappresentante dei genitori della classe lB.
E’ la madre dell’alunno FFF. All’inizio dell’anno si è subito manifestato un problema: tornava da scuola piangendo dicendo che la maestra urlava con gli altri bambini che si comportavano male, Sì capiva che il bambino era agitato a causa del comportamento ansiogeno dell’insegnante. Ad un certo punto non voleva più andare a scuola nei giorni di presenza dell’ins. XXX.
Si è quindi organizzata una riunione dei genitori ma solo alcuni hanno esposto problemi. A febbraio però la situazione si è aggravata, alcuni genitori hanno iniziato a parlare di frasi che i bambini avrebbero riportato a casa attribuendole all’ins. XXX come ad esempio: “Lascialo stare quello lì, che ha il cervello piccolo”, o addirittura: ‘Siete dei bastardi, delle bestie”. I genitori si sono anche lamentati del fatto che i quaderni apparivano disordinati, non si capiva cosa gli alunni avevano fatto a scuola e cosa avrebbero dovuto fare a casa. Una madre ha riferito che la maestra avrebbe sculacciato la figlia e altri genitori avrebbero lamentato che i figli sarebbero stati strattonati

Le dichiarazioni dell ‘ins. nel corso del colloquio con lo scrivente
Ammette di aver avuto problemi di relazione all’inizio. Attribuisce però le difficoltà incontrate sia alle colleghe che non l’avrebbero accettata e aiutata, sa ai bambini che sarebbero stati a loro volta istigati dalle famiglie. Anche nel colloquio con lo scrivente manifesta la tendenza a saltare di palo in frasca.
Alcuni precedenti
Nel corso dell’indagine ispettiva, lo scrivente ha acquisito anche la documentazione relativa a precedenti eventi critici che hanno costellato il servizio preruolo dell’ins. XXX.
a.s. l994-95 direzione Didattica Statale di …XXX ha prestato servizio in qualità dì supplente di scuola elementare.
A seguito di esposti scritti dei genitori, la direttrice didattica ha redatto una nota (all. 25) della quale si riportano alcuni passaggi significativi: “Nelle mie visite in classe ho potuto constatare che XXX nell’operatività didattica, si comportava sistematicamente in maniera difforme rispetto ai suggerimenti ricevuti ed improvvisava interventi arbitrari e immotivati”; “Il modo dì rapportarsi dell’insegnante con gli alunni denotava assoluta ignoranza anche delle più comuni cognizioni di psicologia dell’età evolutiva”; “Questo modo di procedere di XXX generava insofferenza e rifiuto negli alunni e difficoltà, per l’insegnante, nel mantenere la disciplina”; “Il timbro di voce, costantemente alterato, con cui si rivolgeva alle scolaresche unito al disinteresse per i bisogni dell’uditorio e per il prodotto della lezione provocavano ansia, demotivazione e frustrazione leggibili chiaramente sui volti degli alunni”; “al termine di un’ora di lezione improduttiva, l’atmosfera che si respirava in classe, era tesissima e gli alunni manifestavano stati di aggressività incontrollabile”; “Ultimamente, poi, XXX manifestava frequenti perdite di controllo di nervi nei rapporti interpersonali, reagiva aggressivamente alle provocazioni degli alunni sbattendo con violenza astucci e quaderni”; “In tempi immediatamente successivi ho avuto colloqui con i genitori della maestra e con persone di fiducia e vicine alla famiglia (un sacerdote e una psicologa), che conoscevano a fondo i problemi della suddetta insegnante; mi sono costruita un quadro completo della sua storia familiare e psicologica e ho preso atto definitivamente della impossibilità di risolvere?a breve termine il problema della sua incapacità didattica. A mio modesto parere la professione docente non farà mai al caso suo”.
a.s. 2000-2001 – Istituto Comprensivo Statale di …
L’ins. XXX ha prestato servizio in qualità di supplente di scuola secondaria di primo grado (Educazione musicale).
In data 10 febbraio 2001 il dirigente scolastico invia un richiamo scritto nel quale sottolinea: “una gestione delle classi caotica e poco sicura per incolumità dei ragazzi; una continuità di rimproveri e il tono altissimo della voce che tradiscono l’ansia per lo scarso controllo della situazione, finendo per provocare risultati opposti alla volontà; episodi di perdita del controllo del proprio linguaggio in classe; ragazzi che reagiscono allo stato psicologico dell’insegnante con violenza reciproca e insubordinazione ai comandi (all. 26).
a.s. 2003-2004 — Istituto Comprensivo Statale di …
L’ins. XXX ha prestato servizio in qualità di supplente di scuola secondaria di primo grado (Educazione musicale).
In varie occasioni la dirigente scolastica si è trovata nelle condizioni di richiedere spiegazioni a XXX su “episodi incresciosi avvenuti nella scuola” (all. 27) o di rivolgerle richiami scritti, evidenziando: comportamenti sgarbati e provocatori nei confronti dei ragazzi; un atteggiamento poco tranquillo e sereno (all. 28); urla con lineamenti stravolti, modo ridondante e confuso di rivolgersi ai ragazzi, voce continuamente molto alta, ordini non sempre precisi e a volte contraddittori dati ai ragazzi , che creano una agitazione e una insicurezza che sfociano in confusione, disordine e grande frastuono, con preoccupazioni per l’incolumità dei ragazzi (all.29).
Le risposte dell’insegnante evidenziano a loro volta (all. 29, 30,31,32): Un uso approssimativo della lingua italiana; la tendenza ad alternare l’uso della prima e della terza persona per indicare se stessa come soggetto delle frasi; la propensione a giustificare le proprie difficoltà professionali attribuendole a complotti degli alunni nei suoi confronti. In data 24 marzo 2004 la dirigente scolastica invia uva lettera al dirigente del CSA (all. 33) per informare, delle gravi difficoltà che l’insegnante incontra nell’insegnamento e nelle relazioni interpersonali.

Conclusioni.
Gli elementi di conoscenza acquisiti nel corso della visita ispettiva, relativi al comportamento in servizio di XXX nel corrente anno scolastico e nei precedenti anni, concorrono a formare un giudizio negativo circa la qualità dell’azione professionale dell’ins. in questione. Si evidenziano infatti:
- la difficoltà a stabilire relazioni positive, collaborative e produttive con i colleghi e con i genitori, con il conseguente venir meno della fiducia nei Suoi confronti;
- l’incapacità di stabilire relazioni positive con gli alunni, a causa in particolare della voce costantemente troppo alta, delle indicazioni confuse circa le attività da svolgere, deI comportamento ansioso, e ansiogeno, della frequente perdita di controllo del linguaggio, con il conseguente uso di espressioni talvolta offensive e provocatorie nei confronti degli allievi;
- l’incapacità di gestire la disciplina: nelle classi che finisce sempre con il giungere a situazioni di confusione, disordine, frastuono, comportamenti ribelli, aggressivi e violenti degli alunni, con le conseguenti preoccupazioni relative alla salvaguardia dell’incolumità degli stessi;
- la scarsa efficacia dell’azione didattica, che risulta poco stimolante, e coinvolgente e motivante e scarsamente idonea a creare le condizioni adeguate per la costruzione dell’apprendimento da parte degli alunni, con la conseguenza della demotivazione degli stessi e dell’alimentazione delle situazioni di disordine e aggressività più sopra richiamate;
- la tendenza ad attribuire le cause delle proprie difficoltà a complotti di alunni, colleghi e genitori.

Proposte
Dato il quadro più sopra delineato e documentato, a parere dello scrivente, fatte salve le libere e autonome determinazioni del Comitato per la valutazione del servizio dei docenti costituito presso il Circolo didattico di … (cfr. artt. 11 e 440 del D.Lgs. 297/1994), non risulta possibile confermare in ruolo l’ins. XXX.
Quanto alla situazione di disagio venutasi a creare nel plesso di … , questa nel prossimo anno
scolastico si risolverà con il trasferimento di XXX presso il nuovo Circolo didattico di … (all. 34).
Questo però non risolve il problema dell’adeguatezza o meno dell’ins. XXX alla funzione docente.
A tal proposito si propone quanto segue:
a) invitare a riesaminare le numerose situazioni critiche che hanno caratterizzato sinora la sua attività di insegnante e le relative cause reali, nonché ad utilizzare il periodo estivo di sospensione delle attività didattiche per adoperassi al fine di rimuovere le predette cause e comunque per riflettere sulla propria vocazione all’insegnamento e sulle effettive competenze in suo possesso rispetto a quelle richieste dalla funzione docente; a ciò potrà provvedere il dirigente scolastico della Direzione didattica statale del Circolo di …;
b) disporre d’ufficio una visita medica collegiale per accertare l’effettiva idoneità di XXX allo svolgimento della funzione docente, considerata la costante presenza di uno stato ansioso e tenuto presente quanto affermato dalla dirigente scolastica della Direzione Didattica a conclusione della propria nota (cfr. all. 25) nonché dalla stessa XXX nella lettera, di cui all’allegato 21 bis; la richiesta alla competente autorità sanitaria non dovrebbe limitarsi a chiedere un generico parere sulla “idoneità allo svolgimento della funzione docente”, ma dovrebbe invece più analiticamente richiedere una valutazione della idoneità psicofisica allo svolgimento di tutte le funzioni che secondo l’art.25 del ‘vigente C.C.NL. del personale della scuola concorrono a formare il profilo professionale del docente, in particolare di quelle organizzativo-relazionali, nonché all’adempimento dell’obbligo di vigilanza finalizzato alla salvaguardia dell’incolumità degli alunni;
e) accertare in via definitiva, le effettive capacità didattiche dell’ins. XXX , nel prossimo anno
scolastico – se verrà disposta la proroga del periodo di prova al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione e se l’autorità sanitaria avrà espresso una valutazione positiva circa l’idoneità psichica – potrà svolgere la funzione docente in una nuova situazione; qualora emergessero ancora le criticità didattico-relazionail ampiamente descritte nella presente relazione, si potrà attivare il procedimento di dispensa dal servizio per incapacità ai sensi dell’art, 512 del D.L.gs 297/1994.

Il dirigente tecnico

 

ALLA VISITA MEDICA IN CMV, LA COMMISSIONE ASSUME IL SEGUENTE PROVVEDIMENTO:

“Soggetto idoneo all’attività docente, purché la stessa non si svolga in condizioni di rilevante stress e conflittualità”.

 

A seguito del suddetto provvedimento il dirigente scolastico scrive alla CMV chiedendo spiegazioni.

Richiesta del D.S. del 3.03.06 alla CMV
OGGETTO:
Visita medico-collegiale insegnante

Spett.le Presidente del C.M.V. di avendo riscontrato l’atto in oggetto (che si allega in copia ai sigg. Dirigenti dell’U.S.R. e del C.S.A.), ci si permette di evidenziare che l’attività professionale degli insegnanti è di per sé psichicamente usurante e svolta “in condizioni di rilevante stress e conflittualità”.
A sostegno di quanto affermato in numerosi studi scientifici nazionali e internazionali, il sottoscritto ha sulla propria scrivania la significativa pubblicazione (VITTORIO LODOLO D’ ORIA E ALTRI, Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?) tratta dalla rivista scientifica “La Medicina del lavoro” (n° 5/04). Tale pubblicazione, in uno studio comparativo con altre categorie professionali, evidenzia l’alto rischio di sviluppare una patologia psichiatrica per i docenti.
Non è dunque possibile, per la scrivente amministrazione, conciliare il provvedimento assunto da Codesto spett.le C.M. con la situazione reale (l’attività d’insegnamento è – come si diceva – per sua natura stressante e psichicamente usurante) e specifica (vedasi situazione dell’insegnante in questione illustrata nella relazione – e nei relativi allegati – dal sottoscritto trasmessa a Codesto spett.le C.M.).
Si inoltra, pertanto, gentile richiesta affinché venga formulato un provvedimento che attesti “l’idoneità della docente all’attività d’insegnamento” ovvero “l’inidoneità (temporanea o permanente) alla professione con l’eventuale possibilità di ricollocamento della docente in compiti diversi da quelli propri”.
Quanto sopra nell’interesse dell’insegnante che, qualora fosse dichiarata idonea all’insegnamento, potrebbe vedere aggravata l’eventuale prognosi di condizione di fragilità psicofisica della sua persona; nonché nell’interesse dell’utenza in termini di disservizi ed eventualmente di salute psicofisica degli alunni.
Si confida che la presente istanza sia debitamente considerata e si attende cortese riscontro.
Molti distinti saluti.

Il dirigente scolastico 

 

Interviene anche l’avvocato dell’insegnante che era stato messo in copia conoscenza della lettera inviata dal dirigente scolastico alla CMV.

Lettera dell’Avv.to del 6/03/06
Sto scrivendo la presente in nome e per conto della prof.ssa … ed in esito alla Sua del 3 marzo inviata alla CMV.
Leggo tale lettera e, francamente, rimango quanto meno perplesso. L’insegnante … è stata infatti da poco sottoposta a visita medica per accertarne l’attitudine psico-fisica all’insegnamento.
Ben quattro medici, di cui uno psicologo ed uno psichiatra, hanno accertato che l’insegnante “è compatibile con le mansioni affidate, purchè l’attività non si svolga in condizioni di rilevante stress e conflittualità”.
Tale perizia è chiara e non si presta ad interpretazioni di sorta, se è vero come è vero che in claris non fit interpretatio. Va da sé, infatti, che le situazioni di stress di cui si fa cenno nella perizia de qua non sono quelle connesse alla normale attività di insegnamento, ma bensì situazioni di carattere eccezionale.
Non metto sicuramente in dubbio le sue cognizioni di carattere medico-psicologico, ma, con tutto il rispetto possibile, faccio notare che i medici della Commissione hanno una competenza maggiore in materia.
Non dubito che alcune riviste mediche da lei lette parlino dell’insegnamento come di attività stressante. Ciò non di meno ritenere che degli specialisti in materia di psicologia, psichiatria e medicina legale non conoscano e non abbiano considerato fino in fondo tali pubblicazioni prima di pronunciarsi è cosa quantomeno azzardata.
Arrivare addirittura ad affermare espressamente che la decisione dei medici stessi “non è conciliabile con la situazione reale” è cosa alquanto grave, che dimostra una incomprensibile quanto oggettivamente ingiustificata mancanza di rispetto nei confronti della professionalità degli specialisti della Commissione Medica.
Definire inoltre la perizia della Commissione Medica ex abrupto e senza la necessaria competenza come tanto errata ed ingiustificata da mettere a repentaglio la salute mentale dei bambini, oltre che irrispettoso nei confronti dei medici è altresì ingiurioso e diffamatorio nei confronti dell’insegnante. Tanto premesso La diffido formalmente dal prendere in futuro iniziative tanto agitate, ingiustificate e lesive del decoro e della dignità dell’insegnante.
Mi riservo inoltre di adire l’Autorità Giudiziaria, sia in sede civile che penale, per un chiarimento formale dell’accaduto.
Distintamente.

L’avvocato di XXX

 

 

(Risposta della CMV) Al Dirigente Scolastico
Direzione Didattica Statale Circolo  di …
e.p.c. Al Sig. Direttore Generale
della ASL …

Oggetto: visita medico-collegiale insegnante XXX

Il Sig. Direttore Generale di questa ASL mi ha assegnato, per competenza, la nota 12/04/06 con la quale la S.V., sollecita a dare risposta alla nota del 03/03/06.
Preciso che non è stata data risposta a tale nota In quanto con la stessa veniva richiesta una rivalutazione del giudizio medico riguardante la nominata in oggetto senza addurre elementi di novità rispetto a quanto già valutato tranne la Sua personale perplessità sul giudizio espresso.
E’ del tutto evidente che tale situazione non avrebbe consentito dì effettuare una rivalutazione del caso senza incorrere in violazioni di legge.
Per tornare al giudizio medico collegiale è chiaro che è stata ritenuta idonea, dal punto di vista sanitario, alla normale attività di insegnante e che le” cii1izioni di rilevante stress e conflittualità” si riferiscono a situazioni eccezionali come correttamente rilevato dal legale dell’interessata nella nota del 6/3/2006.
E’ appena il caso di far notare che la terzietà del collegio Medico rispetto al lavoratore ed al datore di lavoro voluta dal legislatore, è a garanzia di entrambi e che lo stesso collegio medico non ha competenze sulla congruità dei metodi didattici dell’insegnante.
Distinti saluti.

IL RESPONSABILE
IGIENE E SANITA’ PUBBLICA
 

 

Replica del dirigente scolastico alla CMV 

LETTERA DELLA DIREZIONE DIDATTICA STATALE 1°CIRCOLO AL COLLEGIO MEDICO DELLA ASL 26 maggio 2006
Al Presidente del Collegio Medico per il Controllo dell’idoneità Fisica dei Lavoratori
Dipartimento dl Prevenzione Servizio Igiene e Sanità Pubblica
OGGETTO: Visita Medico-Collegiale insegnante XXX
Pregiatissimo, dopo la sua risposta del 19/05/2006, oltre che perplesso (come lei giustamente afferma) sono sconcertato.
Il Direttore Generale dell’ASL nel sollecitarla a riscontrare la mia nota del 3/03/2006, l’invitava a rispondere “se la sig.ra possa o meno svolgere la normale attività d’insegnante (di norma con classi di 20/25 alunni)” e la domanda, oltre che puntuale, è molto significativa. Non si tratta infatti di considerare una situazione costituita da un dato numerico (20/25) asettico; quel dato include una serie di situazioni, nessuna dette quali è eccezionale.
Esemplifico.
In una classe “normale”, come la definisce propriamente il Direttore Generale ci sono, infatti:
- un elevato numero di alunni senza particolari difficoltà; alunni (statisticamente uno ogni due) in situazione di handicap;
- alunni (in numero altrettanto statisticamente significativo) con disturbi dell’apprendimento e/o con disturbi del comportamento (i cosiddetti “iperattivi”, che sono molto più difficili da gestire degli alunni con handicap) e/o con disagio socio/culturale; ecc.
In una comunità scolastica di 20/25 alunni ci sono altrettante famiglie con cui professionalmente gli insegnanti sono chiamati a rapportarsi: famiglie per lo più collaborative, ma alcune (e non sono eccezioni) ipercritiche e/o “assenti” e/o monogenitoriali e/o “in crisi”; ecc
In una classe, infine, opera un gruppo di docenti con i quali è richiesto di definire un patto educativo comune, non sempre facile per i singoli docenti da concordare e poi da gestire:
In sintesi, il contesto operativo ordinario e normale, tipico della funzione docente, è quello descritto e, in quanto tale, è di per sé usurante e fonte di potenziale di stress e conflittualità. In tale contesto all’insegnante di qualsiasi ordine e grado sono richieste competenze relazionali specifiche, caratterizzate da autorevolezza, equilibrio, moderazione e autocontrollo. E, allora, la S.V. è stata invitata a rispondere (da me e dal suo Direttore Generale) a una domanda che riformulo:
con esempi (quelli di questa nota) e con ricerche scientifiche (quelle riportate nella mia nota precedente) alla mano;
in una situazione (dove la presunta “eccezionalità” è una regola) di per sé usurante e potenzialmente fonte di stress e conflittualità;
l’insegnante XXX , con le sue caratteristiche psico-fisiche e con la sua storia professionale, descritte nella relazione dell’ispettore Tecnico (15/06/2005) e da me (22.12.2005), è idonea (incondizionatamente) all’insegnamento?
Se le mie considerazioni espresse con questa mia nota e con quella precedente, sono condivise, la risposta, che comunque spetta alla Commissione Medica, è una sola.
Se non sono condivise, mi si dimostri il contrario, esemplificando a quali “situazioni eccezionali” ci si riferisce.
Grazie e cordiali saluti.
Il dirigente scolastico

 

(Replica della CMV al dirigente scolastico) Dal presidente del Collegio Medico della ASL

OGGETTO: valutazione medico-collegiale insegnante XXX.

 Il collegio medico, sulla base della patologia di cui risulta affetta l’insegnante, ha ritenuto che non vi fossero le condizioni per escludere l’idoneità all’attività di insegnamento. La complessità della problematica esigerebbe, se formulata in modo scientificamente corretto, una risposta ben più articolata e difficilmente comprimibile in una rigida, dicotomica e sintetica valutazione di idoneità/non idoneità. Del resto non trova riscontro nella letteratura scientifica inerente le perizie medico-legali la pretesa della S.V., di un giudizio in cui si debba obbligatoriamente valutare un soggetto “incondizionatamente” idoneo ad una determinata attività salvo che in ambito militare.
Si ribadisce che il Collegio, composto esclusivamente da medici, può formulare solo valutazioni di compatibilità tra una situazione patologicamente definita ed i requisiti in astratto necessari a svolgere una determinata attività lavorativa, nella fattispecie di insegnante. Mentre non ha alcun rilievo qualsiasi altra causa extrapatologica che possa ridurne o comprometterne l’idoneità, in particolare afferente alla sfera tecnica dell’orientamento professionale, della verifica di una sufficiente preparazione socio-psico-pedagogìca, della predisposizione attitudinale alla delicata attività dell’insegnamento etc. Tali valenze extra-biologiche non possono essere “medicalizzate” neppure per rendere la valutazione “conciliabile” con situazioni ritenute di fatto incompatibili o per superare vincoli amministrativi.
La valutazione riflette solo l’apprezzamento della condizione patologici attuale e della sua proiezione prognostica, nella consapevolezza della variabilità nella gravità e nell’andamento delle affezioni che attengono alla sfera psichica, talora difficilmente prevedibili. Tuttavia, un Collegio Medico composto da medici di provata esperienza dovrebbe assicurare una buona affidabilità valutativa sia nell’inquadramento nosologico della condizione patologica che nella sua compatibilità con i requisiti richiesti dall’attività lavorativa.
Quanto alla pubblicazione riportata (studio “Golgota” di Lodolo V. et al.) essa può solo concludere che nelle domande di inabilità al servizio degli insegnanti le motivazioni psichiatriche sono in percentuale prevalenti rispetto ad altre 3 categorie (impiegati, operatori manuali e sanitari). Diversamente e prevedibilmente gli operatori manuali giustificano le loro domande di dispensa dal servizio con motivazioni afferenti all’apparato muscolo-scheletrico. Ben diverso dimostrare che gli insegnanti vanno incontro per causa di servizio ad affezioni psichiatriche in generale più frequentemente rispetto ad altre macrocategorie professionali. Sulla base, delle fonti e dei dati raccolti nello studio in esame nulla si può affermare relativamente ad una relazione dì causa ed effetto. Del resto la fonte dei dati di questa ricerca è rappresentata dai pareri delle visite medico-collegiali finalizzate all’accertamento della sussistenza della condizione di inabilità definizione non ante da causa di servizio per cui affermazioni tipo “… lo studio evidenzia come glI insegnanti presentino il rischio di sviluppare una neoplasia superiore di 2 volte rispetto ad operatori manuali ed impiegati” possono ingenerare confusione. Anzi, la frequenza di patologie neoplastiche quale causa di inabilità al lavoro significativamente più elevata negli insegnati rispetto agli impiegati cd operatori manuali dovrebbe essere motivo di riflessione in assenza di provate ipotesi eziopatogenetiche occupazionali. Tutto ciò premesso, il Collegio Medico ha espresso un parere che in questa sede si ribadisce e non potrà riconsiderare il proprio giudizio salvo che in presenza di fatti nuovi di rilevanza sanitaria. Con la presente si ritiene chiuso il caso. Distinti saluti. Il dirigente medico del servizio.

 

Ora puoi rispondere alle domande poste all’inizio.

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