Inidoneità dei docenti: le patologie che la determinano

Abstract
Quali sono le “patologie professionali” degli insegnanti? Si tratta unicamente delle “disfonie” causate dalle laringiti croniche riconosciute anche nelle cause di servizio? Oppure vi sono forse altre malattie, magari più frequenti ma sconosciute?
Questo è l’interrogativo cui ha cercato di rispondere il presente studio – svolto con la collaborazione del Conbs – che ha esaminato le diagnosi formulate dai Collegi Medici per determinare l’inidoneità all’insegnamento per motivi di salute.
Lo studio dimostra che l’inidoneità degli insegnanti è causata da patologie psichiatriche in oltre il 60% dei casi (il 70% delle quali appartengono all’area ansioso-depressiva), mentre le “disfonie” sono appena il 13% (5 volte di meno). Ne consegue che debbono essere ritenute patologie professionali dei docenti anche e soprattutto le patologie psichiatriche, per poi muoversi di conseguenza con piani di prevenzione e cura nel rispetto del dettato normativo sulla tutela della salute dei lavoratori (art.28 D.L. 81/08).
Il problema, comune ad altre nazioni dove viene però affrontato con risolutezza, vede un Governo italiano distratto, che non attua studi epidemiologici su base nazionale, non valuta la salute della categoria professionale prima di licenziare le riforme previdenziali, ma al contrario penalizza i docenti (l’82% di questi sono donne) che si ammalano (decreto Brunetta, abolizione della causa di servizio, spending review).

Introduzione
Recenti studi confermano il particolare stress cui è sottoposta la categoria degli insegnanti, riconducendone l’origine a fattori quali:
• peculiarità della professione (rapporto con le varie componenti scolastiche, classi numerose, retribuzione insoddisfacente, risorse carenti, precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento);
• società globalizzata (crescita del numero di studenti extracomunitari);
• continuo evolversi della percezione dei valori sociali (introduzione di nuove politiche a favore dell’handicap e conseguente inserimento di alunni disabili nelle classi; delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali; alleanza genitori-figli a detrimento dell’asse genitori-insegnanti);
• evoluzione delle tecniche di comunicazione (avvento dell’era informatica e delle nuove tecnologie di comunicazione elettronica);
• susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, lavoro d’équipe, innalzamento della scuola dell’obbligo, ingresso anticipato nel mondo della scuola);
• riforma continua delle pensioni (solo vent’anni fa si poteva ancora scegliere di andare in pensione con 15 anni di anzianità di servizio);
• bassa considerazione sociale da parte dell’opinione pubblica.
Col D.L. 81/08 sulla tutela della salute dei lavoratori, è divenuto obbligatorio contrastare lo Stress Lavoro Correlato (SLC) anche negli insegnanti che rappresentano la più numerosa tra le cosiddette helping profession. Tuttavia nessuno studio nazionale – seppure richiesto più volte attraverso numerose interrogazioni parlamentari in Italia e nell’Unione Europea – è stato fatto per individuare le patologie che affliggono la classe docente. Questa è invero schiacciata da stereotipi e luoghi comuni (“lavorano mezza giornata e fruiscono di tre mesi di vacanze all’anno”) che impediscono di affrontare serenamente un tema scottante come quello della salute degli insegnanti. Si è pertanto pensato di coinvolgere il Coordinamento Nazionale Bibliotecari della Scuola (Conbs) che riunisce sul territorio nazionale coloro che hanno subito un provvedimento di inidoneità all’insegnamento per malattia (*) da parte dei Collegi Medici preposti. Il Conbs si è così rivolto ai propri aderenti – garantendo loro l’anonimato e la privacy – chiedendo di mettere a disposizione la loro esperienza, la storia, la diagnosi e il provvedimento assunto dalla Commissione Medica.

Ragione della ricerca
A suffragare l’urgenza di un’indagine epidemiologica in tal senso si considerino i dati scientifici (nazionali e internazionali) proposti di seguito che, pur non essendo esaustivi, sono da ritenersi certamente sufficienti per giustificare un intervento a tutela della salute della più numerosa categoria professionale esposta ai rischi da Stress Lavoro Correlato:
1. La categoria professionale docente è quella a maggior rischio di suicidio in Francia (2006), mentre in Inghilterra presenta un rischio suicidario del 40% superiore a quello della popolazione generale (dati 2012 della National Union Teacher). Gli altri Paesi membri della UE non rilevano dati in merito al suicidio degli insegnanti.
2. Uno studio condotto in Baviera (Germania) ha evidenziato che la maggior parte dei pre-pensionamenti tra i docenti per malattia sono dovuti a disturbi psichiatrici.
3. Già nel 1979 uno studio condotto da un sindacato nazionale italiano (CISL) evidenziava come una percentuale del 30% di insegnanti facesse già allora ricorso all’uso di psicofarmaci . Successivamente uno studio retrospettivo comparativo condotto a Milano (Italia) ha mostrato che la categoria degli insegnanti – in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica – è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. (Analoghi risultati pervengono da uno studio effettuato a Torino ).
4. Il succitato studio milanese evidenzia inoltre come gli insegnanti presentino il rischio di sviluppare una neoplasia, superiore di 1.5-2 volte rispetto ad operatori manuali ed impiegati. A suffragare il dato, un recente studio epidemiologico, condotto in California su 133.000 docenti, dove l’incidenza di tumore (soprattutto mammario) rilevata è ampiamente superiore a quella della popolazione generale.

Materiali e metodi
Il Conbs ha spedito una e-mail ai propri aderenti chiedendo di partecipare allo studio epidemiologico che richiedeva di fornire i seguenti dati: sesso; stato civile; scuola nella quale si esercitava prima della dichiarazione di inidoneità; anzianità di servizio; data e provvedimento delle visite effettuate in Collegio Medico; diagnosi del verbale che sancisce l’inidoneità all’insegnamento (sia la principale, che le eventuali diagnosi accessorie). Il tempo di raccolta dei dati è stato di tre settimane. Al termine di detto periodo sono pervenute complessivamente 158 schede (F 136, 86%; M 22, 14% – cfr. Figura 1) da tutte le regioni del Paese con le sole eccezioni di Basilicata, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige. La redemption finale è stata pari a un terzo delle e-mail effettivamente giunte a destinazione, mentre la maggioranza degli aderenti ha preferito non partecipare all’indagine verosimilmente perché, nonostante fosse garantito l’anonimato, i dati richiesti erano “particolarmente” sensibili (es. la diagnosi della patologia di cui il docente è portatore). Stando inoltre alle ricerche sopra citate sugli insegnanti, è plausibile ritenere che le patologie a maggiore incidenza attengono alla sfera psichiatrica ed è notorio che la malattia mentale reca con sé uno stigma. Questo a sua volta può indurre l’interessato alla negazione dell’affezione stessa, se non al più assoluto riserbo circa le proprie condizioni di salute.
In quasi tutti i casi analizzati (94% – cfr. Figura 2) il provvedimento assunto dai Collegi Medici è stata la permanente inidoneità all’insegnamento, mentre nel restante 6% si è trattato della temporanea inidoneità all’insegnamento: ciò sta a indicare la scarsa modificabilità della prognosi, stante l’alto grado di severità della maggior parte delle patologie osservate. Inoltre – a sottolineare il rigore e la puntigliosità dei medici componenti i Collegi – il 70% dei provvedimenti di permanente inidoneità all’insegnamento è stato assunto solamente a seguito di più visite mediche collegiali, servite per accertare l’immodificabilità della prognosi dei pazienti osservati.

Risultati
L’età media dei 158 docenti che hanno partecipato alla ricerca è di 54,7 anni, mentre l’anzianità di servizio media è pari a 29,2 anni così ripartiti: 18,9 anni quelli trascorsi in cattedra e 10,3 anni quelli trascorsi in altre mansioni (biblioteca, progetti del POF, segreteria scolastica, Provveditorato etc).
La provenienza dei docenti vede 56 casi del Nord Italia, 54 del Centro e 48 del Sud e Isole (cfr. Figura 3)
Gli insegnanti in questione hanno prestato servizio rispettivamente nella scuola materna/infanzia (20); elementare (63); media (37); superiore (38) (cfr. Figura 4).
Le diagnosi che hanno indotto i Collegi medici ad assumere il provvedimento di inidoneità all’insegnamento nei confronti dei 158 docenti sono le seguenti:
Diagnosi psichiatriche: 101 (64% – cfr. Figura 5) hanno visto riportare sul verbale del Collegio Medico una diagnosi psichiatrica con la seguente provenienza geografica: Nord 37%; Centro 30%; Sud e Isole 33%. Per 93 (59%) di costoro si tratta della diagnosi principale (63 hanno un’unica diagnosi mentre altri 30 riportano sul verbale anche diagnosi secondarie). Per gli 8 docenti restanti si tratta invece di diagnosi accessoria, in quanto condizione reattiva alla patologia principale (es. Sindrome Depressiva reattiva a neoplasia). Poiché non tutti i Collegi Medici si sono avvalsi del DSM IV TR ai fini della formulazione delle diagnosi psichiatriche, sono state riconosciute tre aree ai fini della stratificazione dei risultati (cfr. Figura 6). La prima area contempla l’asse ansioso-depressivo e interessa 88 docenti; la seconda area circoscrive i disturbi di personalità e riguarda 5 insegnanti; la terza area include le psicosi e racchiude 8 professionisti. Per meglio descrivere il gruppo più consistente, si veda di seguito lo spaccato delle diagnosi pervenute: Sindrome Ansioso-Depressiva (30); Disturbo da Attacchi di Panico (13); Depressione Maggiore (12); Disturbo Bipolare (12); Sindrome Depressiva (6); Disturbo d’Ansia Generalizzato (5); Disturbo dell’Adattamento (5); Disturbo Ossessivo Compulsivo (4); Disturbo Post Traumatico da Stress (1) (cfr. .Figura 7).
Diagnosi otorinolaringoiatriche: 21 insegnanti (13%) hanno riportato diagnosi di disfonia cronica (cfr. Figura 8), tra cui 17 (11%) come prima diagnosi e 4 (3%) come seconda. Inoltre in 11 docenti (7%) è stata diagnosticata una condizione di otopatia con ipoacusia, tra cui 9 (6%) docenti come prima diagnosi e 2 (1%) come seconda.
Diagnosi oncologiche: 12 docenti donna (8%) hanno riportato affezioni neoplastiche (8 seno; 1 tiroide; 1 stomaco; 1 Leucemia Mieloide Cronica; 1 linfoma NH).
Diagnosi cardiovascolari: 14 docenti (9%) hanno riportato affezioni cardiovascolari (7 ipertensione; 2 valvulopatie; 3 cardiopatie; 2 aneurismi).
Diagnosi ortopediche: 18 docenti (11%) hanno riportato patologie ortopediche (11 discopatie ed ernie discali con lombalgie; 5 esiti di trauma; 1 coxartrosi; 1 tendinopatia degenerativa).
Miscellanea delle restanti diagnosi: infine 6 docenti hanno riportato patologie neurologiche, infettive, autoimmuni, oculistiche, endocrinologiche, dermatologiche.
Mettendo a confronto le due diagnosi più numerose si vede che le disfonie (riconosciute come causa di servizio) rappresentano solo il 17% mentre le psichiatriche, pur non riconosciute come malattia professionale, raggiungono una percentuale dell’83% (cfr. Figura 9).
Se si scorpora il gruppo di docenti con diagnosi psichiatriche (101) e lo si confronta con quello costituito da tutti i rimanenti insegnanti con patologie non psichiatriche, si nota che i dati anagrafici e lavorativi dei due gruppi sono praticamente sovrapponibili. Infatti i primi presentano un’età media di 55 anni con un’anzianità di 29, di cui 19 trascorsi in cattedra e 10 in altre mansioni. I secondi hanno un’età media di 54 anni con un’anzianità di servizio di 30, di cui 19 trascorsi in cattedra e 11 in altre mansioni. Se poi confrontiamo il gruppo degli “psichiatrici” con quello dei “disfonici” (che è il secondo più numeroso con 20 presenze), ci accorgiamo ancora una volta che le differenze sono minime. Questi ultimi presentano infatti un’età media lievemente superiore (56,6 anni) e una anzianità di servizio di 31 anni, di cui 20,6 trascorsa in cattedra e 10,4 utilizzati in altre mansioni.
Gli insegnanti con diagnosi psichiatrica provengono (cfr. Figura 10) dalle elementari (35); superiori (30); medie (24); materna/infanzia (12), quasi a sottolineare che nessun ordine scolastico è risparmiato dalla usura psicofisica, come evidenziato nello studio pubblicato sul N° 5/2004 de La Medicina del Lavoro .
Un altro dato di un certo rilievo si evidenzia confrontando lo stato civile dei due gruppi sopra considerati (diagnosi psichiatriche versus diagnosi non psichiatriche – cfr. Figura 11). Tra gli “psichiatrici” è considerevole la percentuale dei single (celibi o nubili) rispetto a quella dei “non-psichiatrici” (37% vs. 21%), mentre è praticamente sovrapponibile il dato che riguarda l’insieme dei divorzi e delle separazioni nei due gruppi: (12% vs. 11%). Sono di conseguenza ribaltati i dati riguardo ai coniugati: raggiungono il 51% tra i primi e toccano il 68% tra i secondi.

Discussione
Tra le patologie professionali degli insegnanti sono universalmente riconosciute le infiammazioni dell’apparato fonatorio, dovute al prolungato uso della voce, che provocano disfonie croniche moderate o gravi. Anche nella nostra popolazione di insegnanti “inidonei” il 13% è stato oggetto di laringiti, faringiti, corditi e altre disfunzioni similari, mentre il 7% ha riportato problemi all’apparato uditivo, spesso collegato all’ambiente rumoroso della scuola.
Il dato per certi versi più sorprendente riguarda l’altissima incidenza di diagnosi psichiatriche (64%) che tocca livelli impensabili, se si considerano gli stereotipi che gravano sulla professione docente considerata una sorta di “mezzo servizio”. D’altra parte quella dell’insegnante è una helping profession, cioè un lavoro di relazione con il prossimo tra i più delicati in assoluto: riguarda infatti un’utenza particolare (bambini e adolescenti) e prevede con la stessa un rapporto unico nel suo genere perché “continuato” per più ore al giorno, tutti i giorni, per nove mesi consecutivi e per cicli di 3 o 5 anni. Ne consegue un’usura psicofisica importante che, proprio in ambito psichiatrico vede le sue maggiori conseguenze. Quasi a confermare il carattere di “usura professionale” delle patologie descritte, secondo una grossolana ma efficace classificazione, vediamo come l’87% delle diagnosi graviti in ambito ansioso-depressivo, mentre il restante 13% si divida tra i disturbi di personalità (5%) e le psicosi (8%).
Un altro dato sul quale vale la pena di riflettere è l’anzianità di servizio media al momento della diagnosi tra i casi psichiatrici osservati. Questa infatti è di circa 20 anni di lavoro continuativi in cattedra. Il dato potrebbe suggerire per il futuro l’adozione di un sistema – già in vigore in altri Paesi – che preveda la graduale riduzione dell’attività di docenza frontale con la progressione di carriera, compensata da un crescente impegno in compiti di coordinamento e supporto alla didattica. Se la suddetta anzianità di servizio (20 anni) può considerarsi “ragionevole” per giungere a una diagnosi nell’area ansioso-depressiva, non possiamo affermare la stessa cosa per le patologie che gravitano nelle due aree restanti (psicosi e disturbi di personalità). Solitamente in questi casi – infatti – l’accertamento medico è tardivo e avviene “d’ufficio” (cioè su richiesta del dirigente scolastico) anziché “a domanda dell’interessato”. Inoltre il capo d’istituto è a digiuno delle sue incombenze medico-legali poiché l’Amministrazione centrale ne trascura totalmente la formazione in tal senso, pertanto risulta difficilmente in grado di gestire il caso e di stilare un efficace rapporto scritto per il Collegio Medico.
Abbiamo richiamato in premessa l’allarmante situazione internazionale (Francia, Regno Unito, Germania, USA, Giappone e Italia) circa la salute psichica degli insegnanti, proprio a significare che le conseguenze dell’usura psicofisica non sono tanto dovute al tipo di sistema scolastico adottato, quanto piuttosto alla professione medesima che è di per sé oltremodo logorante. Da sottolineare che in Francia e nel Regno Unito, dove gli insegnanti sono decisamente più giovani dei nostri (hanno più di 50 anni rispettivamente il 30% FR, il 32% UK, il 55% IT), la categoria professionale dei docenti è quella più esposta al rischio di suicidio. In Italia non si dispone dell’analogo dato e quindi non è dato sapere nemmeno se l’avanzata età (e dunque l’anzianità di servizio) costituisca un fattore di protezione dal rischio suicidario (insegnanti temprati) ovvero se contribuisca ad aumentarlo (insegnanti esauriti).
Discorso a parte meritano le diagnosi oncologiche (soprattutto i tumori al seno dovuti alla preponderanza femminile della categoria professionale: 82%), la cui patogenesi si spiega con la condizione di immunodepressione quale conseguenza di uno stato ansioso-depressivo. Ricordiamo infatti l’alta incidenza di tumori al seno dello studio californiano prima citato , nonché i risultati del recente studio italiano su 6.132 docenti che mostra come solamente il 50% dei docenti si sottopone regolarmente a screening oncologici (tra questi la mammografia).
A fronte di questa situazione vale la pena ricordare che le politiche attuate dal Governo sono state le seguenti:
1. non ha finanziato in alcun modo nella scuola la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (previsto dall’art. 27 del D. L. 81/08 sulla Tutela della Salute dei Lavoratori), né incentivato la partecipazione dei docenti agli screening oncologici;
2. non ha dato a tutt’oggi risposta alle interrogazioni parlamentari sin qui prodotte sull’argomento a firma dell’On. Sbrollini dell’11.12.09 e del Sen. Valditara del 12.01.11;
3. non ha effettuato né previsto ricerche epidemiologiche nazionali, per comprendere l’entità del fenomeno, con il coinvolgimento delle Commissioni Mediche di Verifica;
4. non ha previsto un piano di informazione dei docenti sul rischio psichiatrico/oncologico della professione e dunque la categoria rimane esposta alle malattie professionali senza averne coscienza. Ciò nonostante sia stato patrocinato dallo stesso MIUR e dal Ministero per le Pari Opportunità la ricerca poi pubblicata su La Medicina del Lavoro ;
5. non ha ritenuto di dover formare i dirigenti scolastici – in quanto datori di lavoro – totalmente impreparati sulle proprie competenze/incombenze medico-legali . Ciò anche a dispetto del Decreto Ministeriale 382/98 che, da oramai tre lustri, prevede, inattuato, la formazione dei dirigenti scolastici sul tema della prevenzione a carico degli Uffici Scolastici Regionali.
Di converso i provvedimenti fin qui adottati dal Governo sono stati quelli di:
1. allungare l’età pensionabile dei docenti senza prima aver valutato lo stato di salute della categoria;
2. trascurare ad ogni effetto la preponderante componente femminile tra i docenti (F 82% vs. M 18%) e la diversa suscettibilità delle lavoratrici di fronte al rischio delle patologie psichiatriche professionali (contrariamente a quanto sancito dall’art. 37 del D.L. 81/08 in materia di tutela della salute dei lavoratori, che prevede la valutazione del differente rischio anche in base a sesso ed età);
3. cancellare la possibilità di dispensa dal servizio per gli inidonei permanentemente all’insegnamento (D.L. 171/11);
4. abolire la Causa di Servizio per la Pubblica Amministrazione col D.L. 201/11;
5. collocare d’ufficio gli inidonei per motivi di salute nel ruolo amministrativo (spending review art. 14 del D.L. 95/12) demansionandoli e dequalificandoli.

Conclusione
Il mancato riconoscimento delle patologie professionali nei docenti rende impossibile l’attuazione della tutela della salute sul lavoro a dispetto del D.L. 81/08. Lo stesso dicasi per il mancato finanziamento delle inerenti attività di formazione e informazione di docenti e dirigenti scolastici. Negli ultimi 20 anni si è passati traumaticamente dalle permissive baby-pensioni al drastico sistema previdenziale odierno, senza la benché minima valutazione della salute della più numerosa categoria professionale, per giunta a prevalenza femminile. Solo nel giro dell’ultimo anno si sono avuti nell’ordine: la cancellazione della dispensa dal servizio per i docenti inidonei permanentemente all’insegnamento  l’abolizione del ricorso alla causa di servizio nel pubblico impiego; il demansionamento nel ruolo ATA sempre per gli insegnanti inidonei permanentemente in modo relativo. Una sorta di accanimento – ai limiti dell’incostituzionalità – sui “deboli”, resi tali da malattie tra l’altro sviluppate durante il lavoro, dopo aver tolto loro anche la possibilità di richiedere un indennizzo a titolo di risarcimento.
Una netta inversione di marcia deve essere pertanto attuata dalla politica governativa nei confronti della scuola e dei suoi protagonisti: gli insegnanti. Il presente studio conferma ancora una volta il rischio di usura psichica da helping profession cui è sottoposto la categoria degli insegnanti. Le malattie psichiatriche risultano infatti essere la più frequente causa di inidoneità all’insegnamento per motivi di salute e sono assai più frequenti dei disturbi dell’apparato fonatorio. Le psicopatologie dovrebbero pertanto essere annoverate ufficialmente tra le malattie professionali degli insegnanti, cominciando altresì a prevenirle, curarle e gestirle con il coinvolgimento del dirigente scolastico e della classe medica.
Non fosse altro che per il cospicuo bacino di voti che i docenti e le loro famiglie rappresentano, le imminenti elezioni politiche del 2013 possono costituire l’opportuno stimolo per gli aspiranti amministratori del Paese, al fine di tutelare convenientemente la salute dei docenti, esattamente come previsto dalla vigente normativa, nell’interesse dei lavoratori e dell’utenza.

5 Ottobre 2012
vilodo@teletu.it

Si ringraziano per la collaborazione il CONBS e Maria Teresa De Nardis, esperta di inidoneità all’insegnamento; per i grafici Guglielmo Veccia.

 … La tensione nervosa, richiesta per ben condurre una scolaresca, è notevole, quando ci si dedica anima e corpo al proprio compito; il suo peso aumenta con il trascorrere degli anni. Di questo dispendio d’energie ha tenuto conto il legislatore, prevedendo per il personale insegnante un’età di pensionamento più precoce che per i funzionari amministrativi …

dal Manuale di Psicologia del fanciullo di Hotyat (1968)

Scuola: quando l’alcool dà alla “testa”.

Pochi giorni fa mi è capitato di imbattermi nel seguente articolo – su Tuttoscuola – che richiede qualche riflessione urgente.

Tivoli, controlli obbligatori antialcool per i professori a scuola
Il provvedimento esteso a tutto il personale a contatto con gli studenti

Professori e collaboratori scolastici sottoposti alle analisi del sangue per individuare eventuali tracce di abuso di alcol. Un controllo obbligatorio per i 108 docenti e per tutto il personale a contatto con gli studenti dell’I.T.C.G. ‘Fermi’ di Tivoli, che a scuola ha suscitato però parecchie polemiche.

La dirigente scolastica dell’istituto, in carica da da 8 anni, ha infatti deciso di applicare il protocollo di sorveglianza sanitaria per chi svolga mansioni a rischio di stress psicofisico sulla base del decreto 81 del 2008.

“La mia è una battaglia per la prevenzione – spiega il capo d’istituto – Esiste da anni un protocollo che lo prevede. Spetta al dirigente decidere, perché è il solo responsabile della sicurezza. Se non l’ho fatto prima è stato per mancanza di fondi. Ma preciso: io ho fiducia nei miei docenti, penso siano professionisti all’avanguardia”. Nel caso in cui un docente si rifiutasse di sottoporsi al test, osserva, “per ora non ho previsto nulla, perché 97 docenti su 108 hanno già dato la disponibilità. Credo che presto lo faranno tutti perché hanno compreso le mie ragioni”.

Sorpreso Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale dei presidi: “è la prima volta che sento di un caso del genere”, afferma riferendo che non esistono circolari del ministero o dell’ufficio scolastico sul tema: “Da questo nasce la mia perplessità – conclude – I riferimenti legislativi a cui ci si rifà, per carità esistono, ma un provvedimento del genere per tutto il corpo docente mi sembra eccessivo”.

 

Alcune considerazioni
Alla dirigente del Fermi occorrerebbe spiegare alcune nozioni basilari in materia di tutela della salute dei lavoratori:
1) il D.L. 81/08 prevede dapprima una ricognizione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) nel corpo docente, quindi una reale attività di prevenzione mediante la formazione sulle patologie professionali specifiche, infine l’informazione sugli strumenti contrattuali messi a disposizione del lavoratore per tutelare la propria salute (su tutti l’accertamento medico in CMV). Se il dirigente ha fatto tutto ciò – mi si consenta di dubitarne sulla base degli studi finora condotti in materia – siamo a buon punto.
2) Viene compiuta una grave violazione della privacy degli insegnanti che, oltre a esporre la dirigente stessa ad un’azione legale, lede inequivocabilmente il rapporto fiduciario con i propri insegnanti. Viene inoltre da chiedersi – a questo punto – perchè non si indagano altre eventuali tossicofilie (es. uso di droghe).
3) Qualora il provvedimento fosse stato adottato perchè c’è un/una docente che alza il gomito, non si deve ricorrere ad un’azione generalizzata, bensì ad un intervento mirato con la richiesta di un accertamento medico d’ufficio in CMV.
4) Possibile – mi chedo – che i sindacati non intervengano sulla questione? Il loro silenzio la dice lunga sull’ignoranza in materia di tutela della salute dei docenti. Buon per il dirigente e peggio per i lavoratori.

5) In 11 si sono finora rifiutati di sottostare ai test prescritti, e difficilmente cambieranno idea. Di sicuro non si sottoporrà all’esame colui/colei che più di ogni altro/a è sospettato/a di etilismo. Non cambierebbe idea nemmeno se la dirigente stessa desse l’esempio – perchè no? – eseguendo su se stessa le analisi prescritte al proprio corpo docente.

6) Non rientra fra i (tanti) compiti medico-legali del dirigente scolastico quello di prescrivere test diagnostici od accertamenti clinici di sorta. Tale incombenza è posta in capo ai sanitari della CMV e/o al medico competente qualora presente nell’istituto.

7) E’ doverosa la perplessità espressa dal vicepresidente di ANP (Rusconi): con l’auspicio che l’argomento venga trattato debitamente dall’Associazione, per prevenire siffatti incidenti di percorso in tutte le scuole della Penisola.

Non mi limito a queste poche righe critiche, ma desidero mettermi a disposizione della dirigente del Fermi di Tivoli per ricondurre la sua azione nell’alveo della legalità e soprattutto per favorire la reale tutela della salute degli insegnanti.

In Scozia viene riconosciuto e risarcito lo Stress-Lavoro-Correlato (SLC) dei docenti: alcune riflessioni

Pochi giorni fa è comparso in rete il seguente articolo sul risarcimento dello SLC a favore di un’insegnante caduta vittima dell’usura psicofisica conseguente all’esercizio della sua professione. Seguono alcune riflessioni.

01 Febbraio 2012. Fare il docente può essere molto stressante. Lo sanno bene gli insegnanti scozzesi che sono riusciti a dimostrare di aver subito danni psico-fisici da stress, ottenendo risarcimenti elevatissimi.

Il maggiore sindacato del Paese, l’Educational Institute of Scotland, è riuscito a far ottenere ai suoi iscritti in un anno 650mila sterline. L’indennizzo più elevato è andato a una singola docente, per la quale il giudice ha definito un rimborso di 250mila sterline per i disturbi psichici causati da stress lavoro-correlato. Le autorità giudiziarie, con le ultime sentenze, sembrano riconoscere l’esistenza di una situazione sempre più difficile: i tagli imposti al personale fanno sì che gli insegnanti non riescano più a tenere a bada gli studenti. Il risultato è che i pochi soldi destinati all’istruzione sono spesi per risarcire i docenti che non ne possono più. Soddisfatti i sindacati: nel giro di cinque anni gli indennizzi stabiliti nelle cause relative ai casi di stress sul lavoro, nell’ambito dell’insegnamento, sono quintuplicati.  Le pronunce di questo tipo sono rese possibili dal sistema scolastico del Regno Unito: le scuole inglesi, infatti, sono quasi tutte private nonostante offrano un servizio pubblico. I giudici possono così riconoscere l’incapacità degli istituti scolastici, intesi come datori di lavoro privati, di tutelare i propri dipendenti.  Sulla scia di questi successi legali, sta aumentando velocemente il numero di insegnanti che decide di portare in aula la sua storia per vedersi riconosciuti i danni subiti in anni di lavoro.

 In Italia non è ancora accaduto nulla di tutto ciò, ma l’episodio potrebbe essere il primo di una lunga serie in ambito internazionale. Nella nostra Penisola le conquiste (sofferte) che sono state fatte fino ad oggi riguardano il nuovo Testo Unico sulla sicurezza dei lavoratori (D. L. 81/08) che, all’art. 28, prevede l’obbligo di prevenire lo SLC, tenendo in debito conto anche le variabili anagrafica e di genere (età e sesso) del lavoratore. Quanto sopra a partire dal 1° gennaio 2011, nonostante siano pochissime le scuole ad ottemperare ai succitati obblighi. Molti istituti infine affidano inopinatamente a un ingegnere il compito di rilevare e prevenire lo SLC, semplicemente perchè nominato RSPP dal dirigente.

Ma siamo realmente sicuri che tali figure siano competenti in ambito di Disagio Mentale Professionale conseguente alla Helping Profession per eccellenza? Non credo che si tratti della soluzione giusta ed il problema è destinato a ingigantirsi.

Niente pensione anticipata prima di 40 anni: ma solo per gli insegnanti

Se solamente la Consulta sapesse perché gli insegnanti chiedono il prepensionamento (e cioè per motivi di salute), ritirerebbe di corsa l’ultimo provvedimento, che costituisce un enorme danno per la categoria. La norma che preclude al solo personale della scuola la possibilità di andare in pensione 5 anni prima del 40esimo anno di servizio (art. 72 D.L. 112/2008), resta dunque in vigore in quanto la Consulta ne ha confermata la costituzionalità.
Sarebbe invece curioso sapere chi ha presentato ricorso contro la presunta incostituzionalità della norma e con quali motivi. E’ comunque facile ipotizzare che si sarà trattato di un qualche sindacato – o un loro drappello – che avrà fondato la propria tesi sulla natura discriminatoria della norma poiché penalizzerebbe i docenti rispetto alle altre professioni del pubblico impiego.
La questione di fondo è piuttosto un’altra, e riguarda la salute del cittadino-lavoratore. L’art. 32 della nostra Costituzione afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. In aggiunta il nuovo T.U. sulla tutela della salute dei lavoratori (D.L. 81/08) specifica che il datore di lavoro effettua la valutazione di tutti i rischi da stress lavoro correlato, inclusi quelli connessi alle differenze di genere ed età (art. 28) ed ancora che i rischi specifici cui il lavoratore è esposto in base all’attività svolta (stress-lavoro-correlato per i docenti), una volta individuati, devono essere enunciati nel Documento di Valutazione dei Rischi, indicando le contromisure atte a contrastarli (art.17).
Più volte e con toni accesi abbiamo segnalato attraverso pubblicazioni scientifiche italiane, europee e di altri Paesi (USA, Giappone) che gli insegnanti sono più esposti a patologie psichiatriche (ed a suicidio) e oncologiche in seguito allo stress-lavoro-correlato della loro helping profession.
Il prepensionamento rappresentava per alcuni l’ultima via di fuga per scampare a un destino tutt’altro che felice, e ora non c’è più. Con buona pace dei sindacati e degli stessi docenti.
Alla sordità delle Istituzioni (si ricordi che il MIUR non ha risposto a ben due interrogazioni – Sbrollini e Valditara – sulle patologie che affliggono la classe docente), fa dunque eco la sentenza della Consulta che, peraltro, è figlia dell’ignoranza di chi ha giustamente eccepito sulla costituzionalità del provvedimento senza però comprendere la vera natura del problema che risiede nella giusta tutela della salute della categoria.

La salute degli insegnanti: facciamo il punto della situazione e poniamo domande conseguenti.

Ricapitoliamo lo stato di salute degli insegnanti…

  1. L’insegnamento comporta alta usura psicofisica ed è pertanto ricompreso tra le cosiddette Helping Profession
  2. Francia (2006) e Regno Unito (2009) hanno rilevato che il tasso suicidario tra gli insegnanti è il più alto in assoluto se comparato con quello dell’intera popolazione. L’Italia non raccoglie dati in proposito.
  3. In Germania, Regno Unito e Italia oltre la metà dei pensionamenti anticipati per motivi di salute è conseguente a una diagnosi psichiatrica
  4. In Giappone le assenze per malattia causate da una diagnosi psichiatrica sono passate dal 35% a 55% in 10 anni (1995-2004)
  5. In California (studio su 133.000 docenti del 2002) l’incidenza di tumore (al seno soprattutto) si è rilevata decisamente superiore a quella della popolazione generale
  6. Stesso riscontro è stato evidenziato nello studio milanese pubblicato su La Medicina del Lavoro N° 5/2004
  7. A Torino e Milano (studio osservazionale 1992-2003) il 50% di diagnosi in seguito ad accertamento medico è di tipo psichiatrico (psicosi 30%, depressione 70%). Su base annuale attualmente le diagnosi psichiatriche in Collegio Medico di Verifica (CMV) superano il 70%
  8. Meno dell’1% dei 9.000 dirigenti scolastici conosce l’iter per l’accertamento medico d’ufficio (studio 2008) ed è in grado di stabilire come e quando è indispensabile avviare la pratica
  9. Solo il 19% dei docenti è a conoscenza del rischio psichiatrico/oncologico della professione (studio) e dunque la categoria è esposta senza saperlo. Docenti non conoscono iter per CMV
  10. Prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) a scuola è obbligatorio dal 1° Gennaio 2011 (D.L.81/08) ma nessuno sembra preoccuparsene anche perché non sono stanziati fondi ad hoc

e di conseguenza domandiamo…

  1. Perché il nuovo T.U. sulla tutela salute dei lavoratori (D.L.81/08) non è stato finanziato nella scuola con fondi ad hoc?
  2. Come si intende contrastare, senza risorse, il rischio psichiatrico ed oncologico nei docenti?
  3. Non si considera dovere istituzionale del MIUR informare e formare adeguatamente i dirigenti scolastici sul ricorso all’accertamento medico d’ufficio in CMV?
  4. Perché il ministro non ha risposto sull’argomento all’interrogazione dell’On. Sbrollini dell’ottobre 2009 sull’argomento?
  5. Perché il ministro si ostina a non risponde neanche all’interrogazione del sen. Valditara del gennaio 2011 sul medesimo argomento?
  6. Come è possibile pensare di allungare l’età pensionabile dei lavoratori della scuola (82% donne) senza prima verificare la salute della categoria? Non si rischia di andare in rotta di collisione col D.L. 81/08?
  7. Chi supporta i dirigenti scolastici e verifica che attuino scruolosamente i dettami legislativi inerenti  lo SLC?
  8. La riqualificazione della professione non passa attraverso il superamento degli stereotipi nell’opinione pubblica?
  9. Il coinvolgimento della classe medica (del tutto ignorante in materia come dimostrato dagli studi effettuati) non deve forse essere totale?
  10. Come mai questo silenzio assordante dei sindacati in materia di tutela della salute dei lavoratori? Non sarebbe auspicabile un loro intervento come accade nel Regno Unito  e in Francia?

Suicidio: anche nel Regno Unito gli insegnanti sono al top tra le professioni

Piano piano il puzzle si va componendo con conseguente sbugiardamento degli attuali stereotipi sui docenti: una professione di serie B (certamente per la consistenza dello stipendio), del tutto rilassante perchè a mezzo tempo (fandonia smentita dai numeri), e farcita con un abbondante numero di ferie (che in forza dell’usura psicofisica divengono una vera e propria convalescenza). E’ così dappertutto (Germania, Francia, Giappone e Italia) ed ora anche nel Regno Unito (UK). Il rapporto 2009 del Teacher Mental Health Working Party evidenzia che, tra le professioni, quella docente è la più stressante ed il 41,5% degli insegnanti si definisce in burnout. Inoltre un insegnante su tre prende giorni di malattia in seguito allo Stress-Lavoro-Correlato (SLC), e la metà dei prepensionamenti per malattia sono dovuti a patologie psichiatriche. Non ci deve perciò sorprendere se la metà dei docenti inglesi desidera cambiare lavoro. La prova del nove arriva infine con il tasso suicidario che negli insegnanti tocca il 14.20, mentre nella popolazione normale si ferma a quota 10.25 per 100.000 abitanti.

I dati sopra riportati sono a cura del National Union of Teacher (Sindacato Nazionale degi Insegnanti) che conduce la giusta battaglia per il riconoscimento dell’usura psicofisica degli insegnanti da parte delle istituzioni, la loro riabilitazione di fronte all’Opinione Pubblica ed il supporto dei dirigenti scolastici nell’individuare e prevenire lo SLC.

Ma in Italia lo SLC non sembra interessare le Parti Sociali.

Maestra depressa si suicida a scuola dandosi fuoco davanti agli alunni

Ne dà notizia la BBC, il 14-10-11, che riporta quanto successo in un paesino della Francia di nome Beziers.

I fatti. La maestra era contestata dai genitori degli alunni per i suoi metodi educativi troppo severi e per l’atteggiamento evidentemente ostile nei confronti di genitori e ragazzi. Non è dato sapere in che modo e misura si concretizzasse il rigore educativo dell’insegnante 44enne, che viene descritta dai colleghi come “apparentemente depressa”. L’indomani di una burrascosa riunione con bimbi e genitori, la maestra ha atteso l’intervallo delle lezioni per recarsi al centro del cortile della scuola dove si è cosparsa di benzina prima di appiccarsi fuoco. Mentre gli alunni gridavano terrorizzati, sono accorsi dei colleghi docenti che hanno cercato di spegnere invano le fiamme con lenzuola e coperte. Mentre gli adulti si davano da fare per estinguere le fiamme, la sventurata gridava: “Non ho bisogno di aiuto. Dio mi ha detto di fare così!”. Dopo essere stata portata in ospedale con l’elicottero, la donna è spirata.

Il ministro della Pubblica Istruzione francese – accorso in ospedale - si è detto scioccato per il gesto disperato compiuto dalla docene. I sindacati, più concretamente, hanno chiesto di affrontare da subito il problema dell’usura psicofisica nella professione docente. Hanno inoltre sottolineato la necessità di aprire un dibattito pubblico urgente sulle reali conseguenze professionali per la salute di chi opera nella scuola.

E’ opportuno ricordare che, già nel 2006, la Francia si accorse che quella dei docenti è la professione a maggior rischio suicidario tra tutte quelle del pubblico impiego. Nel medesimo anno fu conferita a ciascun docente la facoltà di rivolgersi gratuitamente a uno psichiatra di sostegno. La presa in carico degli insegnanti da parte degli specialisti confermò pienamente il livello di rischio di usura psicofisica per i docenti francesi.

Anche in Italia i pochi dati a disposizione sugli insegnanti confermano che la diagnosi prevalente nelle Commissioni Mediche di Verifica è di tipo psichiatrico. Nonostante ciò si continua a fare finta di nulla: il MIUR non risponde alle interrogazioni parlamentari (Sbrollini 2009 e Valditara 2011) e nelle scuole non si fa alcuna prevenzione dello Stress-Lavoro-Correlato nonosante gli obblighi di legge (art. 27 D.L. 81/08).

Superata la quota delle 5.000 firme nella sottoscrizione dell’appello al MIUR, al fine di tutelare i docenti dallo Stress Lavoro Correlato (art. 28 D.Lgs. 81/08)

Prosegue la sottoscrizione dell’appello al ministro della Pubblica Istruzione (di seguito riportato) affinchè siano adottate le precauzioni necessarie a tutelare la salute dei docenti dalle patologie professionali. Si ricorda infatti che nei due studi epidemiologici retrospettivi a disposizione nel nostro Paese, condotti nelle città di Milano e di Torino, gli insegnanti presentano il maggior numero di patologie psichiatriche ed oncologiche in sede di accertamento medico (Collego Medico di Verifica). I suddetti dati trovano riscontro nelle pubblicazioni scientifiche di Francia, Germania, USA e Giappone. Considerando che è appena entrato in vigore il D.L. 81/08, risulta difficilmente comprensibile l’atteggiamento del governo di portare l’età pensionabile a 65 anni, senza prima premurarsi di valutare la reale condizione di salute dei docenti italiani. L’appello, sottoscritto ad oggi da oltre 5.000 insegnanti, ha dato origine alle interrogazioni parlamentari a firma dell’on. Sbrollini (12/09) e del senatore Valditara (01/11) che restano tuttora senza una risposta. La raccolta firme prosegue nella speranza che il ministro accolga le istanze volte a tutelare la categoria professionale dei docenti così come previsto nel succitato decreto.

Appello al Ministro della Pubblica Istruzione sulla tutela della salute degli insegnanti

I docenti firmatari del presente documento si rivolgono al Ministro della Pubblica Istruzione, premesso che:

La professione docente rientra – secondo la bibliografia scientifica internazionale – tra le cosiddette helping profession ed è notoriamente soggetta a un rischio specifico di usura psicofisica;
I Ministeri della Pubblica Istruzione (MPI) e delle Pari Opportunità (MPO) hanno opportunamente patrocinato una ricerca nazionale sulla categoria professionale degli insegnanti i cui risultati risultano essere oggi pubblicati sul n. 3/09 dell’autorevole rivista medica de La Medicina del Lavoro. Lo studio mostra che circa ¼ dei docenti fa ricorso all’uso di psicofarmaci per affrontare lo stress ;
Il disagio mentale professionale (DMP) negli insegnanti risulta essere un problema in costante aumento a livello internazionale come dimostrano i dati francesi (essendo la categoria maggiormente esposta al rischio suicidario, possiede – per scelta istituzionale – anche uno psichiatra di riferimento oltre al medico di base) e quelli giapponesi (assenza dal lavoro per malattia psichiatrica è passata dal 34% al 54,6% in un decennio). Di converso non risulta essere disponibile alcun dato italiano in proposito;
Precedenti ricerche italiane – come lo studio pubblicato sul n. 5/04 de La Medicina del Lavoro – mostrano che anche nel nostro Paese la categoria professionale degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operai (colletti blu);
La suddetta ricerca evidenzia come la categoria professionale dei docenti sia maggiormente soggetta a patologie di tipo neoplastico, esattamente come dimostrato in California da uno studio retrospettivo osservazionale (Bernstein et Al. 2002) su oltre 133.000 insegnanti;

I dati ad oggi disponibili in alcune grandi città mostrano che, parallelamente all’innalzamento dell’età pensionistica dagli anni ’90 ad oggi (4 riforme previdenziali), la percentuale di accertamenti medici per l’inabilità al lavoro presenta nei docenti una diagnosi psichiatrica nei 2/3 dei casi (nei primi anni ’90 risultava essere inferiore ad 1/3);
La ricerca nazionale condotta dall’Associazione Nazionale Presidi sui dirigenti scolastici nel 2008, e presentata alle Istituzioni in sala stampa a Montecitorio in data 21 maggio, mostra come solo una minima percentuale (inferiore all’1% del campione) sa teoricamente gestire situazioni di docenti affetti da Disagio Mentale Professionale – attraverso il ricorso alla Commissione Medica di Verifica – ponendo a rischio la salute del lavoratore e l’incolumità dell’utenza;
Il nuovo Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (art. 28 del D. Lgs. 81/08), e successive integrazioni, prevede l’individuazione del rischio lavoro correlato (rischi psicosociali) nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) di ciascun istituto scolastico;
La materia dei rischi psicosociali negli insegnanti, nonché la loro prevenzione e gestione – rispettivamente nei docenti e nei dirigenti scolastici – non è attualmente argomento di formazione istituzionale seppure espressamente previsto (c. 2, art. 6 del DM 382/98);
se, per tutelare la salute degli insegnanti e i diritti degli utenti non ritenga opportuno intraprendere le seguenti iniziative:

a) attivare ricerche epidemiologiche in seno alle Commissioni Mediche di Verifica (deputate agli accertamenti medici dei docenti) per conoscere l’entità dell’effettivo disagio mentale nella categoria professionale degli insegnanti e presso i competenti Ministeri e Istituti (ISS, Ispesl, Istat …) per accertare e valutare, come avviene in Francia, il relativo rischio di suicidio;

b) avviare, a livello nazionale e regionale, iniziative atte a formare i dirigenti scolastici per una corretta prevenzione, riconoscimento e gestione del disagio mentale, nonché per preparare un ambiente idoneo al reinserimento lavorativo dei docenti in difficoltà;

c) attivare percorsi di formazione a favore degli insegnanti circa il rischio e la prevenzione dello stress lavoro correlato, in linea con la nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro;

d) acquisire i necessari elementi di cui ai punti a e b, monitorandoli nel tempo, prima di procedere ad un’ulteriore riforma previdenziale, ovvero alla revisione dell’età pensionabile delle docenti;
e) rendere da subito edotti i medici e l’Opinione Pubblica – attraverso idonee campagne informative – dei dati scientifici attualmente disponibili sull’argomento, al fine di abbattere gli stereotipi negativi sugli insegnanti e restituire loro la spettante dignità sociale.

COGNOME E NOME      FIRMA              N° DOCUMENTO

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Appello al MIUR per la tutela della salute dei docenti: superate le 4.000 firme

Prosegue la sottoscrizione dell’appello al ministro della Pubblica Istruzione (di seguito riportato) affinchè siano adottate le precauzioni necessarie a tutelare la salute dei docenti dalle patologie professionali. Si ricorda infatti che nei due studi epidemiologici retrospettivi a disposizione nel nostro Paese, condotti nelle città di Milano e di Torino, gli insegnanti presentano il maggior numero di patologie psichiatriche ed oncologiche in sede di accertamento medico (Collego Medico di Verifica). I suddetti dati trovano riscontro nelle pubblicazioni scientifiche di Francia, Germania, USA e Giappone. Considerando che è appena entrato in vigore il D.L. 81/08, risulta difficilmente comprensibile l’atteggiamento del governo di portare l’età pensionabile a 65 anni, senza prima premurarsi di valutare la reale condizione di salute dei docenti italiani. L’appello, sottoscritto ad oggi da oltre 4.000 insegnanti, ha dato origine alle interrogazioni parlamentari a firma dell’on. Sbrollini (12/09) e del senatore Valditara (01/11) che restano tuttora senza una risposta. La raccolta firme prosegue nella speranza che il ministro accolga le istanze volte a tutelare la categoria professionale dei docenti così come previsto nel succitato decreto.

Appello al Ministro della Pubblica Istruzione sulla tutela della salute degli insegnanti

I docenti firmatari del presente documento si rivolgono al Ministro della Pubblica Istruzione, premesso che:

La professione docente rientra – secondo la bibliografia scientifica internazionale – tra le cosiddette helping profession ed è notoriamente soggetta a un rischio specifico di usura psicofisica;
I Ministeri della Pubblica Istruzione (MPI) e delle Pari Opportunità (MPO) hanno opportunamente patrocinato una ricerca nazionale sulla categoria professionale degli insegnanti i cui risultati risultano essere oggi pubblicati sul n. 3/09 dell’autorevole rivista medica de La Medicina del Lavoro. Lo studio mostra che circa ¼ dei docenti fa ricorso all’uso di psicofarmaci per affrontare lo stress ;
Il disagio mentale professionale (DMP) negli insegnanti risulta essere un problema in costante aumento a livello internazionale come dimostrano i dati francesi (essendo la categoria maggiormente esposta al rischio suicidario, possiede – per scelta istituzionale – anche uno psichiatra di riferimento oltre al medico di base) e quelli giapponesi (assenza dal lavoro per malattia psichiatrica è passata dal 34% al 54,6% in un decennio). Di converso non risulta essere disponibile alcun dato italiano in proposito;
Precedenti ricerche italiane – come lo studio pubblicato sul n. 5/04 de La Medicina del Lavoro – mostrano che anche nel nostro Paese la categoria professionale degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operai (colletti blu);
La suddetta ricerca evidenzia come la categoria professionale dei docenti sia maggiormente soggetta a patologie di tipo neoplastico, esattamente come dimostrato in California da uno studio retrospettivo osservazionale (Bernstein et Al. 2002) su oltre 133.000 insegnanti;

I dati ad oggi disponibili in alcune grandi città mostrano che, parallelamente all’innalzamento dell’età pensionistica dagli anni ’90 ad oggi (4 riforme previdenziali), la percentuale di accertamenti medici per l’inabilità al lavoro presenta nei docenti una diagnosi psichiatrica nei 2/3 dei casi (nei primi anni ’90 risultava essere inferiore ad 1/3);
La ricerca nazionale condotta dall’Associazione Nazionale Presidi sui dirigenti scolastici nel 2008, e presentata alle Istituzioni in sala stampa a Montecitorio in data 21 maggio, mostra come solo una minima percentuale (inferiore all’1% del campione) sa teoricamente gestire situazioni di docenti affetti da Disagio Mentale Professionale – attraverso il ricorso alla Commissione Medica di Verifica – ponendo a rischio la salute del lavoratore e l’incolumità dell’utenza;
Il nuovo Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (art. 28 del D. Lgs. 81/08), e successive integrazioni, prevede l’individuazione del rischio lavoro correlato (rischi psicosociali) nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) di ciascun istituto scolastico;
La materia dei rischi psicosociali negli insegnanti, nonché la loro prevenzione e gestione – rispettivamente nei docenti e nei dirigenti scolastici – non è attualmente argomento di formazione istituzionale seppure espressamente previsto (c. 2, art. 6 del DM 382/98);
se, per tutelare la salute degli insegnanti e i diritti degli utenti non ritenga opportuno intraprendere le seguenti iniziative:

a) attivare ricerche epidemiologiche in seno alle Commissioni Mediche di Verifica (deputate agli accertamenti medici dei docenti) per conoscere l’entità dell’effettivo disagio mentale nella categoria professionale degli insegnanti e presso i competenti Ministeri e Istituti (ISS, Ispesl, Istat …) per accertare e valutare, come avviene in Francia, il relativo rischio di suicidio;

b) avviare, a livello nazionale e regionale, iniziative atte a formare i dirigenti scolastici per una corretta prevenzione, riconoscimento e gestione del disagio mentale, nonché per preparare un ambiente idoneo al reinserimento lavorativo dei docenti in difficoltà;

c) attivare percorsi di formazione a favore degli insegnanti circa il rischio e la prevenzione dello stress lavoro correlato, in linea con la nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro;

d) acquisire i necessari elementi di cui ai punti a e b, monitorandoli nel tempo, prima di procedere ad un’ulteriore riforma previdenziale, ovvero alla revisione dell’età pensionabile delle docenti;
e) rendere da subito edotti i medici e l’Opinione Pubblica – attraverso idonee campagne informative – dei dati scientifici attualmente disponibili sull’argomento, al fine di abbattere gli stereotipi negativi sugli insegnanti e restituire loro la spettante dignità sociale.

COGNOME E NOME      FIRMA              N° DOCUMENTO

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Decreto 81/08 e Stress-Lavoro-Correlato (SLC): il vademecum del dirigente scolastico

Sono ancora poche le scuole che si stanno attivando per rispondere a quanto previsto dal D.L. 81/08 in termini di prevenzione dello SLC. Ma un segnale ancor più allarmante è costituito dal fatto che non pochi istituti si stanno muovendo verso un percorso sbagliato. C’è infatti chi crede di dover dimostrare che la scuola da lui/lei diretta non fa registrare stress di sorta (grazie alla somministrazione di questionari non validati i cui risultati sono filtrati attraverso arbitrarie interpretazioni e valori soglia). La professione docente è infatti di per sè ritenuta psicofisicamente usurante ed appartenente alle “helping profession”.

E’ pertanto utile ricapitolare i doveri, in materia di tutela della salute dei lavoratori, di colui che oggi è chiamato a dirigere una scuola. Al dirigente scolastico – equiparato al datore di lavoro – è affidato il compito medico-legale di proteggere la salute dei lavoratori nonché l’incolumità dell’utenza. Pur non essendo medico, il preside si vede gravato da inequivocabili obblighi – esplicitati all’art.28 – verso i propri docenti che rientrano a pieno titolo tra le cosiddette helping profession. La letteratura scientifica internazionale infatti riconosce che i docenti risultano oltremodo esposti alla usura psicofisica conseguente al rischio di SLC di un lavoro di relazione. Come ci si deve dunque muovere se si vuole adempiere efficacemente al suddetto compito?
Il dirigente scolastico NON deve certo disperdere energie e risorse nel dimostrare (attraverso indagini interne o con altri mezzi) se i suoi docenti sono o meno a rischio di SLC. A ciò ha già provveduto la comunità scientifica internazionale che ha definitivamente ritenuto a rischio di SLC tutti coloro che esercitano la professione docente.
Il dirigente dovrà piuttosto pensare a integrare il DVR promuovendo più azioni complementari tra loro che comprendano nell’ordine:
· La ricognizione del danno: valutazione e monitoraggio annuale degli indici oggettivi di disagio mentale professionale nella scuola (eventi sentinella); (artt. 15 e 37 del D.L. 81/08).
· La prevenzione del danno: formazione obbligatoria dei lavoratori sui rischi professionali da SLC e sui diritti/doveri e strumenti per la tutela della salute nel ricorso all’accertamento medico in Collegio Medico di Verifica (CMV); (artt. 17 e 28 del D.L. 81/08).
· La riparazione del danno: condivisione del disagio tra docenti e garanzia ai lavoratori di un eventuale ricorso a un primo consulto medico; (artt. 20 e 37 del D.L. 81/08).
· La riduzione e gestione del danno: supporto al dirigente nel decidere se, come e quando richiedere l’accertamento medico d’ufficio in CMV (evitando così denunce per omissione d’atti d’ufficio), supervisione nella stesura della relazione di accompagnamento per il collegio medico (senza però esporsi al rischio di denunce per mobbing) ai sensi dell’art.15 DPR 461/01.
Vale la pena inoltre ricordare che la formazione/informazione dei lavoratori è obbligatoria (sanzioni previste rispettivamente per i lavoratori che vi si sottraggono – art 55 – e per i datori di lavoro che non la implementano – art 59 del D. L. 81/08) e deve essere realizzata in orario di lavoro e senza oneri per il lavoratore.
La “proposta di collaborazione 2011” del Dr. Vittorio Lodolo D’Oria, è maturata in seguito all’esperienza in oltre 150 Istituti Scolastici della Penisola. L’esperto ha ritenuto essenziale formulare un progetto che, oltre a fronteggiare lo SLC dei docenti, riducesse al minimo anche i rischi gestionali medico-legali del dirigente scolastico che talvolta comportano il rischio di subire denunce per mobbing, ovvero per omissioni d’atti d’ufficio.
Infine si ricorda che per fare fronte ai suddetti adempimenti di legge il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne in possesso delle conoscenze professionali necessarie per integrare, ove occorra, l’azione di prevenzione del servizio di prevenzione e protezione (comma 3, art. 31 del D. Lgs. 81/08). Il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di dipendenti che, all’interno dell’istituto siano in possesso di requisiti specifici (comma 4).